Non se ne abbia il buon “Ringhio” Gattuso: ma il suo Milan gioca maluccio, anzi, gioca proprio male. Sarà perché la scalogna perseguita i rossoneri, un infortunio via l’altro, sarà perché qualche giocatore non è al meglio della forma (per usare un eufemismo) o è regredito in modo inaccettabile: la triste realtà è che nelle ultime tre settimane di campionato il Milan ha raccattato la miseria di un punto, che è una media da retrocessione, altro che Champions.

Passi la sconfitta nel derby, ci può stare, le sfide stracittadine sono sempre un’incognita. Ma quella con la Sampdoria brucia ancora, condizionata dalla stupidata di Donnarumma a pochi secondi dall’inizio della partita. Ci aspettavamo la riscossa contro l’Udinese, in 50mila sono andati a San Siro per sostenere il Milan ieri sera, giorno di san Francesco da Paola, calabrese come lo è Gattuso (che è di Corigliano Calabro, sponda jonica), e magari c’era chi sperava in qualche intercessione divina. Macché. Di nuovo un brutto e confusionario Milan. Alla fine è riuscito ad acciuffare il pareggio, tra fischi e tanta delusione, tanta rabbia scaricata nei social dai tifosi. Tranne che da Salvini. Silenzio. Tombale.

Ma come? Proprio lui che ha infierito contro Gattuso ogni volta che il Milan giocava male, stavolta ha preferito non commentare il pareggio 1-1 di un Milan oggettivamente asfittico e disordinato? Lui, il capetto del Giambellino, sperticato tifoso rossonero “da quando avevo sette anni”, amico degli ultras, alcuni assai poco raccomandabili. Di recente il ministro degli Interni meno presente al Viminale da quando l’Italia è stata unificata, ha partecipato alla festa per i 50 anni dell’associazione Curva Sud, tra di loro Luca Lucci, il capo, condannato nel 2009 a 4 anni di carcere per aver accecato un tifoso interista durante una rissa; qualche mese fa ha patteggiato un anno e mezzo di carcere per spaccio di droga, secondo i carabinieri era al centro di un giro organizzato dalla n’drangheta e dagli albanesi. Mica chiacchiere da bar: cronaca, più nera che sportiva. 

Che sia un silenzio dettato dalla pietà per il destino oscuro che ormai incombe sul povero Ringhio, due volte sugli altari, due volte nella polvere? Le ultime indiscrezioni dicono che la sua avventura milanista sia ormai al crepuscolo, che la pazienza della società sia ridotta al lumicino. Forse l’ex fidanzato della Isoardi e attuale accompagnatore della figlia di Verdini sa che Gattuso è arrivato al capolinea, perché infierire?

Non è stato zitto quando il Milan è stato eliminato dalla Europa League: “Che figuraccia! Che vergogna!”. Non si è morso la lingua dopo un Lazio-Milan del 25 novembre 2018 finito 1-1 (pareggio di Correa in extremis al 94esimo!): “Fossi stato io Gattuso avrei fatto qualche cambio, i giocatori erano stanchi, non capisco per quale motivo non abbia cambiato qualcosa nel secondo tempo…”. La frecciatina aveva ovviamente irritato l’orgoglioso mister rossonero: “Io non capisco nulla di politica. A Salvini dico di pensare alla politica perché abbiamo problemi molto gravi in Italia e se ha il tempo di pensare al calcio, vuol dire che siamo messi male”. Dichiarazioni che hanno scatenato l’entusiasmo del web, “ha fatto lui in un minuto più di quanto l’opposizione sia stato in grado di fare negli ultimi sei mesi”, “mandiamolo a trattare con Juncker, a Bruxelles”, “la sinistra riparta da CheRinghio” e altre amenità.

Il vizio di bacchettare Gattuso, col passare del tempo e lo scorrere del campionato, era diventato una sorta di appuntamento fisso dei dopo-partita. Per esempio, quello di Roma-Lazio, col ministro in tribuna all’Olimpico, un pareggio scodellato e la staffilata: “Sono stati due punti persi. Ma non commento ulteriormente, altrimenti Gattuso si offende…”. Pausa. Poi non resiste e incalza: “Perché Calhanoglu ha giocato per 90 minuti? Non capisco come si possa fare” al che un lesto cronista dell’Ansa ha chiesto a Gattuso di replicare a Salvini. Ma Ringhio ha affrontato ben altro, nella sua carriera di calciatore, prima, di allenatore dopo: “Passiamo alla domanda successiva”. 

Arriva la stangata del derby perso da favorito, con un punteggio che lascia l’amaro in bocca: 3 a 2 per l’Inter. “Se non giochi a calcio per 90 minuti, se non ci metti l’anima, se metti in campo giocatori che hanno la voglia, la grinta e la forma fisica di un bradipo, è giusto che tu perda. Ma Kessie deve giocare per forza?” si domanda Salvini, il quale non ha digerito la prova scialba del centrocampista rossonero e soprattutto il litigio in panchina con Lucas Biglia (in questo, tutti d’accordo: il ministro, Gattuso e la società). A Top Calcio24 il ministro gira la lama nella ferita dello sconfitto: “Spiegatemi questa testardaggine di Gattuso: perché non metti chi corre? E non serviva un allenatore esperto, ci arrivavo anche io senza patentino e anche chi era a casa e non stava preparando la pasta al sugo”.

Dopo Sampdoria-Milan, alle 23 e 28 di sabato 30 marzo twitta: “Ridateci il nostro Milan, non la pena che stiamo vedendo in campo. Idee, impegno, orgoglio: chi li ha visti? Mah…”. Poche lapidarie parole. Ben più feroci delle tante spese a Telelombardia per criticare le scelte tattiche di Gattuso nel primo derby, quando c’era ancora Higuain (“un mercenario, non si faccia più vedere!” aveva invocato dopo Milan-Napoli…) e, in generale, il modo di allenare la squadra per tutto il campionato. 

Il leader della Lega, in quella sulfurea intemerata, diceva di voler essere “obiettivo, ma quello che mi ha fatto imbestialire è che non ha provato a vincere”. Il Milan. Cioè Gattuso: “Puoi essere inferiore tecnicamente, fisicamente, tatticamente… ma devi provare a vincerla!”. E ancora: “Vedere Cutrone in fascia, Higuain a cui non arrivano palloni, Abate per Calabria, Bakayoko per Kessie, ma cos’è? E poi, perché non abbiamo venduto? Donnarumma lo vedrei nella panchina della Primavera: perdere un derby al 92esimo per una farfallata del genere? Tu non giochi le prossime dieci partite, per quel che mi riguarda…”.

Eh sì, come tutti gli italiani, il ministro degli Interni che al Viminale non c’è mai vorrebbe essere lui il mister della squadra per cui tifa, e ovviamente della Nazionale: “Quando ho visto Abate togliersi la pettorina ho detto a mio figlio: ‘Abbiamo perso!’, Quando Abate gioca il derby è matematico che perdi. Clamoroso errore di Gattuso che ha improntato l’intera partita sulle barricate. Ma abbiamo fatto un tiro in porta? Quando giochi per non perdere, perdi in tutte le cose nella vita. Giocarsela sempre, a testa alta”. La filosofia spicciola che esterna ogni giorno, che si tratti di una partita o di un porto da chiudere. Sempre in quell’intervento a Telelombardia, prorompe in un invito sconcertante: “Ma chiama qualcuno dal pubblico, qualcuno del terzo anello, chiama il Barone della Curva…”. Coraggio, Gattuso. Il tuo sostituto c’è già.

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