Un derby si può perdere. Si può perdere anche al novantesimo e fa più male. Si può perdere al novantesimo per un’uscita a vuoto del proprio portiere: beffa nella beffa, capita. Ma non si può non giocare: è questo il peccato capitale di Gattuso, per cui il Milan è stato punito.

“Il derby è stato perso dalla coppia Donnarumma-Gattuso. Quando non giochi per vincere, hai già perso“. Seduto in tribuna con tanto di maglia rossonera e look da ultras, l’onnipresente ministro Salvini non poteva esimersi dal dare il suo commento tecnico pure sulla partita. Ha ragione, però: ieri il Milan ha giocato dichiaratamente per lo 0-0. Come fosse una provinciale qualsiasi e neanche delle più intraprendenti: la piccola Spal, per fare un esempio, di questi tempi rimedia figure (e risultati) di gran lunga migliori.

Mettiamo da parte l’errore di Donnarumma, non il primo per il baby-portiere a cui per i trascorsi contrattuali turbolenti e l’eccessiva eco mediatica (grazie Raiola) non si perdona più nulla, tantomeno la giovane età: ha ancora 19 anni, è titolare indiscusso in un grande club e nella nazionale, ha sbagliato ma non è l’unico a farlo nell’azione che porta al gol di Icardi (pure il ben più esperto Musacchio va fuori tempo sul cross di Vecino, non facile da leggere). Intanto il processo è cominciato, ma chi se la prende con “Gigio” dimentica i numeri della partita, che dicono molto di più del singolo episodio.

C’è il 57% a 43 di possesso palla, i 7 tiri in porta a 2, i 9 angoli a 4, le 69 azioni d’attacco a 45: sembrano le statistiche di una Inter-Bologna (tanto per citare una squadra di un altro rossonero come Pippo Inzaghi, che in panchina pratica catenaccio senza pudore), non di Inter-Milan. Il problema è che Gattuso ha deciso di giocarsela scientificamente così, accettando fin troppo di buon grado il ruolo di sfavorita suggerito dalle gerarchie del campionato e schierando la sua squadra tutta in attesa, con tre reparti dietro la linea della palla e una vaga idea di ripartire in contropiede che non si è mai concretizzata.

Forse la strategia attendista non era neanche del tutto sbagliata: in questo inizio di stagione l’Inter aveva faticato soprattutto in partite bloccate, contro squadre arroccate in difesa, infatti anche domenica sera ha trovato difficoltà nella manovra. Ma il Milan non è il Parma, o il Bologna, o una provinciale qualsiasi: non può permettersi di non giocare il derby. Con il suo atteggiamento Gattuso ha ammesso esplicitamente di sentirsi inferiore all’Inter, cosa che magari in questo particolare momento storico delle due milanesi è anche vero, ma non così tanto: il divario c’è, non tale però da decidere di rinunciare a priori a giocarsela alla pari. E’ anche una questione di immagine: è soprattutto la dichiarazione d’inferiorità, più della sconfitta al novantesimo, che proprio non può andare giù ai tifosi rossoneri.

Partite come queste fanno venire il dubbio che non potrà essere Gattuso il futuro del Milan: alla fine bisognerà anche ringraziarlo, per aver ridato dignità e ordine in un momento difficilissimo della storia rossonera. Ma probabilmente non sara “Ringhio” l’allenatore giusto, quando il Milan vorrà tornare veramente grande.

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