Il 25 marzo 2015 la prima bomba della coalizione militare guidata dall’Arabia Saudita e dagli Emirati Arabi Uniti cadeva sullo Yemen. Da allora, questa scena si è ripetuta migliaia di volte, portando distruzione e devastazione nel paese più povero del mondo arabo.

L’obiettivo della coalizione, sostenuta sul terreno dalle forze leali al presidente ‘Abd Rabbih Mansur Hadi, era e resta quello di sconfiggere le forze huthi, pro-iraniane, che nel settembre 2014 hanno preso il controllo della capitale Sana’a e di altre zone dello Yemen.

Di questo nuovo capitolo dello scontro tra Arabia Saudita e Iran per la supremazia nel Medio Oriente stanno pagando il prezzo milioni di civili yemeniti, vittime di una gravissima catastrofe umanitaria provocata dalla guerra.

In questi quattro anni, tutte le parti in conflitto hanno inflitto sofferenze inimmaginabili alla popolazione civile.

Il catalogo degli orrori, gravi crimini di diritto internazionale se non veri e propri crimini di guerra, comprende attacchi aerei indiscriminati (contro centri abitati, scuole e scuolabus, mercati, moschee, ospedali, banchetti nuziali), detenzioni arbitrarie, sparizioni forzate, maltrattamenti e torture, aggressioni sessuali, arruolamento di bambini soldato e l’imposizione di restrizioni all’ingresso e alla circolazione di beni e aiuti essenziali.

Di tutto questo non si vede la fine: il numero delle vittime civili aumenta e la situazione umanitaria peggiora di giorno in giorno.

Diversi Stati occidentali – tra cui Usa, Regno Unito, Francia e anche Italia – continuano a fornire armi agli stati membri della coalizione nonostante vi siano prove schiaccianti che esse sono state usate per commettere crimini di guerra. Solo una manciata di Stati – Olanda, Norvegia, Danimarca, Finlandia e Svizzera – hanno sospeso questi trasferimenti.

La vita dei civili yemeniti non vale niente rispetto ai lucrosi commerci di strumenti di morte.

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