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Spagna, l’ex primo ministro Zapatero accusato di riciclaggio e traffico di influenze nel caso “Plus Ultra”

Il salvataggio della compagnia aerea fu finanziato con 53 milioni di euro. La citazione come indagato di un ex premier è un fatto senza precedenti nella Spagna democratica
Spagna, l’ex primo ministro Zapatero accusato di riciclaggio e traffico di influenze nel caso “Plus Ultra”
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L’ex premier spagnolo José Luis Rodriguez Zapatero è stato convocato in tribunale il 2 giugno, come indagato nel caso del salvataggio pubblico della compagnia aerea Plus Ultra, finanziato con 53 milioni di euro. Secondo fonti giudiziarie citate dai media iberici, fra cui El Pais, l’ex presidente socialista è indagato per presunti reati di associazione per delinquere, traffico di influenze e falso in documenti. Sempre El Pais, citando fonti vicine all’indagine, afferma che l’unità per i crimini economici e fiscali della Polizia nazionale sta conducendo un’operazione perquisendo l’ufficio di Zapatero, gli uffici della società delle sue figlie e altre due attività commerciali.

L’indagine contro Zapatero

L’indagine riguarda il presunto riciclaggio di 53 milioni concessi dallo Stato compagnia aerea Plus Ultra, attraverso un fondo di appoggio a imprese strategiche, durante la pandemia. La citazione come indagato di un ex premier è un fatto senza precedenti nella Spagna democratica: è la prima volta che un ex capo di governo viene coinvolto in una maxi inchiesta per corruzione. L’indagine nasce da rogatorie arrivate da Svizzera e Francia su presunti flussi sospetti di denaro legati al salvataggio pubblico della compagnia aerea, già finita al centro di polemiche in Spagna per i rapporti economici con imprenditori venezuelani vicini al chavismo.

Gli arresti alla fine del 2025

Alla fine del 2025 erano stati arrestati il presidente della compagnia, Julio Martinez Sola, e l’amministratore delegato Roberto Roselli. Secondo l’ipotesi degli investigatori, Zapatero avrebbe ricevuto oltre 400mila euro in cinque anni tramite la società di consulenza Analisis Rilevante S.L., fondata dall’imprenditore Julio Martinez Martinez, suo amico personale e socio d’affari. La società avrebbe incassato circa 460mila euro da Plus Ultra per attività di mediazione e consulenza in Venezuela. L’ex premier ha sempre sostenuto che i compensi erano regolari e dichiarati fiscalmente.

La commissione dell’1%

A complicare la posizione degli indagati vi sarebbe inoltre un contratto, sequestrato dall’Udef, che prevedeva per Martinez una commissione dell’1% nel caso in cui il governo spagnolo avesse approvato il salvataggio pubblico della compagnia aerea. Zapatero, politico di riferimento nel partito socialista e vicino al premier Pedro Sanchez, ha sempre negato di aver esercitato pressioni o qualunque partecipazione al salvataggio della compagnia aerea. L’inchiesta riguarderebbe anche presunte operazioni fittizie e pagamenti sospetti destinati alla figlie di Zapatero, attualmente all’esame degli inquirenti. L’ex presidente del governo, durante un’audizione nella commissione di inchiesta sul caso aperta al Senato, ha ammesso di aver percepito oltre 400mila euro in cinque anni, per consulenze effettuate, che non avevano alcuna relazione con il salvataggio della compagnia aerea e di averli regolarmente dichiarati al fisco.

Le carte contro Zapatero

Secondo il giudice istruttore del Tribunale Nazionale, José Luis Calama, invece, Zapatero sarebbe il presunto leader di “una struttura stabile e gerarchizzata di traffico di influenze” il cui scopo “è l’ottenimento di vantaggi economici attraverso l’intermediazione e l’esercizio di influenze presso enti pubblici a favore di terzi”. Per il magistrato, la rete avrebbe utilizzato società di comodo, documentazione falsificata e canali finanziari opachi “per esercitare influenze illecite, occultare l’origine e la destinazione dei fondi e ottenere vantaggi economici a favore di terzi e della rete stessa”. Nell’ordinanza di 85 pagine con cui dispone la citazione in qualità di indagato di Zapatero, Calama sottolinea che l’indagine ha permesso di accertare l’esistenza di “una rete di esercizio illecito di influenze, strutturalmente organizzata e guidata” dall’ex presidente, che “avrebbe messo i propri contatti personali e la propria capacità di accedere ad alti incarichi dell’amministrazione al servizio di terzi interessati ad ottenere decisioni favorevoli”.

Il ruolo delle figlie

Nella sua relazione, il giudice istruttore rileva che i dirigenti della compagnia aerea Plus Ultra hanno tentato di ottenere i 53 milioni di euro di aiuti concessi dallo Stato spagnolo attraverso “meccanismi al di fuori dei canali legalmente stabiliti”. A tal fine, hanno creato due distinte linee di influenza: una attraverso l’allora ministro dei Trasporti, José Luis Abalos, e l’altra attraverso Zapatero. Sebbene entrambi i canali operassero presumibilmente in parallelo, sarebbe stato quest’ultimo ad acquisire un “ruolo predominante” e a consentire a Plus Ultra di raggiungere i propri obiettivi. Il principale beneficiario delle entrate “fittizie” delle consulenze, secondo il giudice istruttore, sarebbe lo stesso Zapatero, nonché la società Whathefav SL, i cui amministratori e soci sono le sue figlie.

Le reazioni politiche

Il governo ha detto di affrontare “con tranquillità, fiducia, prudenza e rispetto della giustizia” rimarcando che l’esecutivo rispetta il principio fondamentale della “presunzione di innocenza”. Il premier Pedro Sanchez ha condiviso con la direzione del Partito socialista che sono “momenti duri” e ha chiesto di “difendere il buon nome” di Zapatero. Le opposizioni vanno all’attacco, anche da sinistra. La segretaria generale di Podemos, Ione Belarra, ha affermato che Zapatero è un “bersaglio della destra”, ma ha sostenuto che questo nuovo caso, insieme ad altri problemi, rende difficile per l’esecutivo “continuare a governare”. Per il Partito Popolare le imputazione nei confronti di Zapatero sono di “una gravità estrema”. E ha aggiunto: “Il sistema sta crollando e i capi della trama cominciano a cadere”. Durissima la reazione di Vox: “L’imputazione Zapatero non è un fatto isolato. È un altro episodio del governo di Sanchez. È una nuova dimostrazione (del fatto) che Pedro Sanchez è il n.1 di tutte le trame di corruzione”, ha scritto su X il leader della forza di estrema Santiago Abascal, sostenendo la necessità di votare una “mozione di censura” alla Camera bassa, per mettere in evidenza le forze della sinistra e nazionaliste basche e catalane che sostengono l’esecutivo progressista Psoe-Sumar.

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