di Andrea Taffi

Non sono d’accordo con la politica di Matteo Salvini in tema di immigrazione e di accoglienza e sono convinto che l’accordo tra la Libia e l’Italia per la “gestione” dei migranti sia quanto di più umanamente sbagliato possa esserci. Sono dell’idea che chi scappa dalla guerra e dalla disperazione, e per questo sia consapevole di rischiare la propria vita, debba sempre essere salvato, accolto e, se del caso, redistribuito nei vari Paesi europei.

Sono convinto che Salvini stia semplicemente strumentalizzando i migranti solo per fini politici, perché questa scelta gli dà consenso e voti. Per tanti motivi (secondo me tutti sbagliati) i migranti in Italia non li vuole quasi nessuno: Salvini questo lo sa benissimo e ci imposta la sua sbagliatissima politica. Eppure credo anche che le strumentalizzazioni siano sempre sbagliate, da ogni parte esse giungano. E il caso (ultimo in ordine di tempo) della nave Mare Ionio della Ong Mediterranea Saving Humans è proprio uno di questi. Premesso che i 49 migranti che sono a bordo sono stati sbarcati e che non si è ripetuto quanto accaduto con la nave Diciotti, secondo me la Ong italiana ha caricato a bordo i migranti (salvandoli in tal modo non dal mare, ma da altri uomini, quelli che in Libia li avrebbero torturati) non per scopi umanitari, ma per finalità di pura polemica politica.

Infatti, se Salvini usa i migranti e la sua linea dura contro di loro per puri motivi elettorali, certi ambienti della sinistra radicale alla quale il capo missione della nave Mare Ionio fa indiscutibilmente riferimento non sono (per altri versi) da meno. Al contrario di Salvini, essi non cercano consenso elettorale, anche perché sanno bene che non lo avranno. Cercano solo di opporsi alla politica migratoria di Salvini. Fine nobile, certo, ma che immediatamente non è più tale quando se ne analizza il modo e le finalità ultime: un gesto forte, smaccatamente contro le regole (lo ipotizza la Procura di Agrigento), spavaldo, di chi crede di avere ragione a prescindere e dunque il diritto di non rispettare non solo Salvini, ma (in ultima analisi) nemmeno coloro che dice di voler salvare: i migranti. E lo fa, quel gesto, ben sapendo che potrà godere di quella grancassa mediatica che fatalmente (visto l’argomento) verrà allestita.

E tutto questo (secondo me) ha l’effetto (non voluto, certo, ma inevitabile) di offuscare agli occhi anche di persone per bene la doppia e opposta strumentalizzazione dei migranti: si rischia, infatti, di vederne solo una, di strumentalizzazione (quella di Salvini), che – si badi bene – c’è ed è grossa, inaccettabile e da combattere. Ma questa battaglia umana, prima che politica, deve essere fatta rispettando le persone, quelle che scappano e che rischiano la loro vita. In tema di immigrazione Salvini sbaglia, non c’è dubbio. Ma se a sbagliare sono anche coloro che (nobilmente) lo dovrebbero fronteggiare, si rischia di fare una cosa ancora peggiore: un favore al nostro avversario.

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