“È la prima volta che scendo in piazza. Ho settant’anni e ho scelto di essere qui perché ho vissuto sulla mia pelle il razzismo. Sono sposato con un’africana e la mia famiglia ha molto sofferto in questi anni per le discriminazioni subite”. Giuseppe, è arrivato da Piacenza con un cartello nero con scritto in bianco una sola parola: “Respect”. A parlare più delle parole sono le sue lacrime. Giuseppe è uno dei 200mila volti che sabato 2 marzo hanno aderito alla manifestazione People – prima le persone e sono scesi in piazza a Milano per dire no al razzismo e alle discriminazioni. Il corteo che si snoda da via Palestro a piazza Duomo non ha età, non ha colore. In mezzo alla gente si confondono i politici e le persone più note. In piazza San Babila, accompagnato dal figlio, c’è Gad Lerner: “Questo è un pezzo della società milanese, non è un corteo ma una realtà nella quale italiani e stranieri si confondono. Sono tanti gli stranieri che sono diventati italiani, sono tanti gli italiani che non possono immaginare una Milano senza queste componenti. Il cuore di questo corteo sono le scuole e le associazioni che hanno realizzato l’integrazione. È l’Italia vera, è il futuro, l’anticipazione di quello che sarà il nostro Paese ed è molto meglio di quella che viene raccontato nei talk show televisivi o sui social network. Non credo che oggi ci sia un legame diretto tra questa realtà e le sue rappresentanze politiche. Si sta realizzando l’Italia del futuro a dispetto di chi la vorrebbe portare indietro. Mi chiamo Gad Lerner, non Giulio Brambilla, sono nato molto lontano da qui, sono arrivato in Italia da bambino e questa è diventata la mia città, l’Italia è diventata la mia nazione e nessuno me lo potrà più togliere”. Vicino a lui sfila Romisaa, nove anni. È egiziana, è lì con mamma e papà e tiene in mano un cartello con scritto: “Siamo venuti per vivere in pace con voi. Non ci buttate in mare”. 

Poco più in là tra la folla, c’è anche Giuliano Pisapia. L’ex sindaco non si sbilancia ma è chiaro il riferimento alla politica che fa: “È una bellissima giornata, una grande manifestazione, molto partecipata e molto importante per il futuro del Paese. Il futuro è sviluppo, inclusione, internazionalizzazione quindi anche futuro politico”. Alla politica oggi non vuole pensare, invece, Mattia, che con il suo foulard da scout fa da portavoce al Gruppo 81: “Crediamo che i valori che la nostra associazione testimonia siano gli stessi condivisi da chi oggi manifesta. Oggi le rappresentanze politiche non ci sono e non sono importanti”.

A non nascondere che in piazza oggi sono scesi anche quelli contro le linee politiche del Governo giallo verde sono Gabriele, Caterina e Cesare che ha solo due mesi. Sono arrivati stamattina da Roma: “Non vogliamo prendere parte al gioco della guerra tra poveri. Questa è una manifestazione contro chi prende posizioni razziste, quindi anche contro questo Governo che è andato contro l’umanità”. Non è l’unica famiglia ad essere presente. Con un cartello con scritto “Composizione famiglia: mamma antirazzista, papà antifascista, figlia militante buonista” l’ingegnere informatico Pozzi spinge il passeggino: “E’ normale essere qui visti i tempi. Scriva così. Oggi non siamo a fare politica ma a fare una manifestazione civile con la ‘c’ maiuscola”. Ma c’è anche chi è venuto da solo. Stefano Linge di Agrate Brianza senza timidezza, senza vergogna ha scritto su un cartone “Volemose bene”: “Perché volersi male? Sono venuto per dare un esempio. Son qui da solo, con questo semplice cartello. Alle ultime elezioni non ho votato nulla la prossima volta vedremo intanto oggi sono qui”.

Felice, quasi spensierato è Nando Dalla Chiesa che con i giovani di Libera tiene in mano una grande bandiera: “Questa è un’iniezione di vitalità. Non so se siamo di fronte ad una grande testimonianza ma è sicuramente bella e importante. C’è tantissima gente. Libera ha da sempre posto il tema dei diritti delle persone, dell’umanità. Bisogna partire dai diritti delle persone. Il resto dei problemi si risolve”. A essere preoccupato è invece Giulio Filippazzi, arrivato a Milano da Soresina, in provincia di Cremona: “Come Anpi abbiamo lottato per la libertà e quindi non possiamo che essere qui in un momento difficile e pericoloso per il Paese. La nostra associazione è presa di mira perché c’è un ministro dell’Interno che, pur non palesemente, sostiene alcuni gruppi di estrema Destra. Oggi queste realtà trovano un terreno fertile e un sostegno dalla politica”.

Il corteo sembra non finire mai. Quando chi ha aperto la manifestazione è arrivato in piazza Duomo, la coda è ancora a San Babila. C’è tempo per ballare, per cantare, persino per mettere in scena un balletto cinese: “La loro identità è molto forte, la nostra pure. Spesso la gente dice che i cinesi sono chiusi ma in realtà vogliono partecipare alla vita del nostro Paese. Oggi lo abbiamo testimoniato”, spiega Rossella Bartolucci.

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