È stato autorizzato e confermato dalla Sezione giurisdizionale della Corte dei conti per la Lombardia il sequestro conservativo chiesto dalla Procura regionale per un milione di euro nei confronti dell’ex deputato e consigliere politico del ministro Tremonti, Marco Mario Milanese. L’ex consigliere del ministro Tremonti nel procedimento penale era stato condannato in primo e secondo grado, ma il processo arrivato in Cassazione si è concluso con una sentenza di non luogo a procedere per prescrizione.

Il danno erariale contestato, sotto il profilo del danno all’immagine all’amministrazione delle finanze, nella disciplina prevista dalla legislazione anti-corruzione (il doppio della utilità illecita conseguita), deriva dalle condotte giudicate in sede penale per il reato di traffico di influenze illecite, sul quale la Cassazione ha dichiarato la prescrizione, ma ha confermato le statuizioni civili. Dagli atti del procedimento penale è, infatti, emerso che Milanese, nella qualità in particolare di consigliere politico del ministro, ha ricevuto da Giovanni Mazzacurati, presidente del Consorzio Venezia Nuova, la somma di 500mila euro erogata in suo favore nella qualità di intermediario qualificato in grado di agevolare e fare ottenere al consorzio la concessione di finanziamenti inseriti nella delibera Cipe n. 31/10 e nei decreti collegati. Questo comportamento, sottolinea la Procura della Corte dei conti in una nota, risulta lesivo del prestigio e della credibilità dell’amministrazione finanziaria. L’accordo di mediazione illecita è stato orientato a inquinare il contenuto discrezionale degli atti di finanziamento a vantaggio del Consorzio Venezia Nuova con riferimento all’influenza esercitata da Milanese per l’accelerazione del meccanismo deliberativo, come dimostrato dalla circostanza che il finanziamento del Mose è stato effettivamente posto all’ordine del giorno del Cipe in concomitanza dell’illecita interferenza, a superamento della situazione di inerzia e di stallo, durata circa un anno e mezzo.

La mediazione offerta ed espletata da Milanese a beneficio degli interessi di Mazzacurati ha asservito le scelte discrezionali degli organi di governo agli interessi del Consorzio Venezia Nuova, che sono stati veicolati nelle influenze di favore che Milanese ha di fatto esercitato, al fine del compimento di atti qualificati come contrari ai doveri d’ufficio. Il grave danno pubblico, qualificato come danno all’immagine in applicazione della disciplina contenuta nella legislazione anticorruzione che consente la quantificazione nella misura doppia dell’utilità illecitamente conseguita dall’autore della condotta, è stato contestato e garantito dalla misura cautelare del sequestro conservativo, confermato nella misura di 1 milione di euro con l’ordinanza emessa dal giudice monocratico della Sezione della Corte dei conti per la Lombardia, che ha rigettato tutte le eccezioni pregiudiziali e preliminari sollevate dalla difesa.

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