Grande festa italiana alla 69ma Berlinale che premia La paranza dei bambini di Claudio Giovannesi per la sceneggiatura con l’Orso d’argento. A ritirare il premio era il trio di sceneggiatori Saviano-Giovannesi-Braucci che “in amicizia” hanno condiviso la scrittura. “Dedico questo premio alle organizzazioni non governative che salvano vite nel Mediterraneo e ai maestri di strada che le salvano a Napoli”, ha dichiarato Roberto Saviano, il primo a ringraziare ritirando il premio. “Scrivere questo film – ha l’autore del romanzo da cui il film ha tratto ispirazione – ha significato mostrare resistenza perché dire la verità nel nostro Paese è diventato molto complesso”. Da parte sua il regista Claudio Giovannesi ha ringraziato i ragazzi protagonisti, Saviano per averlo scelto a dirigere questo suo romanzo, e il cosceneggiatore Braucci. “Dedichiamo il premio all’Italia affinché arte e cultura e formazione diventino una priorità”, ha detto il 40enne regista romano. Il napoletano Maurizio Braucci, infine, ha sottolineato quanto l’amicizia sia “l’ingrediente segreto per una bella sceneggiatura”, dedicando il premio ai ragazzi del sud Italia “perché hanno bisogno del nostro sostegno”.

La lunga cerimonia che ha consegnato l’Orso d’oro al bellissimo Synonymes è cominciata, come era prevedibile, con una standing ovation a Bruno Ganz, oggi scomparso. E così, con un applauso scrosciante e appassionato all’indimenticabile interprete di grandi capolavori, ha preso avvio la consegna dei premi della 69ma Berlinale, l’ultima diretta da un commosso Dieter Kosslick – omaggiato anche lui da standing ovation e un video dedicato – prima di passare il testimone a Carlo Chatrian.

Film complesso e sovversivo, Synonymes  di Nadav Lapid, classe 1975, mette al centro un giovane israeliano che sceglie di rinunciare alla propria identità per assumere quella francese. Costruito su una sintassi elaborata, un lavoro “etimologico” sull’uso delle parole e un registro surreale a tratti grottesco, Synonymes è stato il film più apprezzato dalla critica internazionale perché con originalità offre una critica esplosiva al “sistema patria” (tanto quella israeliana quanto quella francese) mentre approfondisce il dramma sulla ricerca contemporanea dell’identità. Quarto film del regista di Tel Aviv, ha visto il suo penultimo, The Kindergarten Teacher (2014), celebrato da un remake di produzione americana diretto da Sara Colangelo con Maggie Gyllenhaal.

E ancora francese parla l’Orso d’argento Gran Premio della Giuria andato al solido Grâce à Dieu di François Ozon che naturalmente ha dedicato il riconoscimento alle vittime vere protagoniste del film. Entrambi in Germania e a registe donne sono andati gli Orsi d’argento rispettivamente per la regia e per l’apertura a nuove prospettive nel cinema (Alfred Bauer Prize):  il primo è stato vinto da Angela Schanelec per il suo Ich war zuhause, aber (letteralmente, Ero a casa, ma..) un film difficile, rigido però di alte ambizioni, il secondo dal vivacissimo Systemsprenger (System Crasher, letteralmente “distruttore del sistema”) di Nora Fingscheidt, classe 1983, grazie anche alla sua giovanissima ed incredibile protagonista, Helena Zengel, solo 11 anni ma un’intensità e talento “fuori norma”. Per le loro intense performance nel lungo ed epico dramma famigliar/politico Di jiu tian chang (So Long, My Son) del cinese Wang Xiaoshuai, entrambi gli Orsi d’argento alle interpretazioni femminile e maschile vanno ai protagonisti di questo film, rispettivamente Wang Jingchum e Yong Mei. Alla fotografia di Ut og stjæle hester (Out Stealing Horses) del norvegese Hans Peter Moland è infine andato l’Orso d’argento per il contributo artistico.

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