Siamo al giro di boa: inizia la semifinale del Festival di Sanremo. Come? Ma con una canzone di Claudio Baglioni, che domande! Quella di stasera è Acqua della Luna. Il dittatore artistico, come di consueto, viene raggiunto sul palco da una scintillante Virginia Raffaele e Claudio Bisio. Le parole si sprecano sull’armonia di questo Festival (si può dire che palle?) e si compiacciono sul numero di artisti che questa sera salirà sul palco (saranno in 56). Ma c’è un giallo: Loredana Bertè riuscirà a salire sul palco? Quest’oggi era malata e non si è presentata alle prove, lasciando da sola Irene Grandi.

LA GARA – La gara inizia con le quote “teen”. Shade e Federica Carta si accompagnano da una superba Cristina D’Avena, che sconvolge l’Ariston con un look addirittura sexy. Dai teen all’indie, ecco Motta con Nada: il duetto colpisce. Noemi, invece, non riesce a entrare dentro il duetto con Irama: non va.

Patty Pravo arriva sul palco in ritardo, mentre Briga e Caccamo li attendono: forse è organizzato, forse no. Alla fine Virginia Raffaele entra per salutarla e si imitano a vicenda, con spruzzate di Vanoni. Un cortocircuito spassoso. “Ormai non si capisce più niente”, scherza Virginia. I Negrita fanno bene con la tromba di Roy Paci ed Enrico Ruggeri. Davvero bravo, invece, il violinista Alessandro Quarta che accompagna Il Volo.

Virginia e Baglioni si esibiscono insieme con il brano Giochi Proibiti, entrambi alla chitarra. Claudio suona, Raffaele cerca di cambiare le corde della chitarra. Lei è brava, strappa un sorriso, ma non si ride. Anna Foglietta lancia Arisa con Tony Hadley: la versione (metà in inglese e metà in italiano) è fichissima. Melissa Greta Marchetto arriva per presentare Mahmood: lei è molto emozionata e si vede. L’interprete egiziano è con Gue Pequeno. Tra le sue “barre” rappate, Gue cita il brano di Achille Lauro. Secondo alcuni avrebbe detto “Cago sulla Rolls Royce”, ma in realtà la frase corretta è “Adesso piango sulla Rolls Royce”. Una frecciatina al collega rapper?

Ghemon ha scelto Diodato e i Calibro 35: la sala stampa esplode in un grande applauso. Questa versione ha reso la canzone ancor più intima. Eleganza per Francesco Renga, che ha scelto di accompagnarsi con l’autore della canzone Bungaro e l’etoile Eleonora Abbagnato. Tutti, però, si chiedono chi sia Friedemann Vogel… l’altro ballerino. Si tratta di un étoile ospite di diverse compagnie internazionali ed è uno dei più importanti ballerini tedeschi contemporanei. Insieme a Abbagnato ha ballato di recente nel Manon.

Bisio proprone un intenso monologo sull’essere padre che arriva da Gli sdraiati di Michele Serra, che è il suo autore di riferimento al Festival: più che divertente, serioso e riflessivo. Lo chiude Anastasio, l’ultimo vincitore di X Factor che era già sparito dalla circolazione, che qui interpreta il figlio di Biiso. Propone un pezzo inedito scritto appositamente per questa esperienza: “Tuo figlio idolatra un idiota che parla di droga e di vita di strada”. Come mai è qui? E’ un artista F&P Group e proviene dal mondo Sky, lo stesso da dove arriva Bisio. Però è bravo.

Ultimo e Moro si completano, sembrano padre e figlio. Nek si accompagna con Neri Marcorè, che legge E’ L’Amore di Borges, la poesia da cui è nata la canzone (scritta da Paolo Antonacci, figlio di Biagio).

Irrompono sul palco gli Zen Circus con Brunori Sas. Intanto montano i rumors su Achille Lauro e Morgan, che canteranno per ultimi: mica sarà per via delle polemiche sul testo del brano, considerato da tanti un inno all’ecstasy (nonostante il diretto interessato abbia smentito)? Tra l’altro, chi era presente alle prove racconta di uno “show” di Morgan: “Non vorrei che si dicesse che creo problemi”, ha detto dopo aver scombinato i piani dei tecnici. Durante l’esibizione, dicono, suonerà più strumenti insieme e citerà addirittura Mengoni. Sarà vero? Senz’altro sarà imprevedibile.

Paola Turci si gioca la carta Beppe Fiorello, mentre gli Ex-Otago scelgono la quota internazionale con Jack Savoretti (l’esibizione si chiude con un abbraccio tra i due cantanti). Intanto ci si chiede come mai tanti cantanti abbiano dei cuori attaccati sui vestiti. Ma ecco Loredana Bertè, accompagnata da Irene Grandi: nonostante la febbre (e una voce un po’ calante causata dal malanno di stagione) incanta anche stasera e l’Ariston le rende omaggio con un’altra standing ovation.

Baglioni, emozionato, ricorda con tatto la tragedia del Ponte Morandi di Genova e invia un abbraccio simbolico alla Liguria tutta. “Da oggi quella ferita comincia a rimarginarsi, anche se non lo sarà mai del tutto. Questa mattina a Genova è iniziata la demolizione del ponte e simbolicamente ne è cominciata la costruzione. Una fine e un inizio che si incrociano in un giorno solo, come la morte e la vita, e l’idea di un futuro migliore unite nella stessa immagine”, le sue parole, seguite da un applauso davvero sentito.

Daniele Silvestri colpisce con Manuel Agnelli e Rancore: se non vince, si piazza. Einar con gli “amici” di Amici Biondo e Sergio Sylvestre mette in scena una versione ben più convincente di Parole Nuove: ma ci voleva poco. Anche Cristicchi vuole vincere con Abbi cura di me ed Ermal Meta lo aiuta con una interpretazione emozionante. Nino D’Angelo e Livio Cori, anche con i Sottotono, non riescono proprio a catturare l’attenzione. All’alba di 00.37 arriva il rock con Achille Lauro e uno scatenato Morgan. Lauro si sdraia sul pianoforte, Morgan suona il piano, poi il basso, poi ancora il piano e ancora il basso. Passa da seduto a in piedi senza fermezza. “Lauro, Boss Doms, Ferraguzzo, Claudio Baglioni: Dio ti prego segnati ‘sti nomi”. Una botta di energia clamorosa a mezzanotte passata.

La serata si chiude con la consegna del primo premio di questa edizione del Festival. E’ il premio per il miglior duetto, che va a Motta e Nada per l’interpretazione di Dov’è l’Italia. Ma il pubblico in sala mostra tutta la propria insoddisfazione con dei fischi. Effettivamente erano tante le esibizioni che lo avrebbero meritato, forse pure di più. La quarta serata del Festival si chiude così, coi fischi.

GLI OSPITI – Dopo la prima pubblicità, senza presentazioni, ecco Ligabue con il nuovo singolo Luci D’America. Ma il pubblico in sala non pare troppo entusiasta. “Questo è il secondo Sanremo che faccio in trent’anni, posso scendere le scale?”, chiede, prima di mettere in scena delle gag con Bisio che lo vedono salire sul palco con una chitarra XXL e poi seduti su un trono papale. Che idee, signori. Che avanguardia. Che risate. Liga poi prova a rimettersi in pista con Urlando contro il cielo e stavolta l’Ariston un po’ si accende. Il finale è sulle note di Dio è morto per un omaggio a Guccini con Claudio Baglioni.

 

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A #Sanremo2019 @ligabue_official canta “Urlando contro il cielo”

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Foto: ©AndreaRaffin / KikaPress

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