Ridurre i rifiuti in mare grazie all’aiuto dei pescatori. È questo l’obiettivo che si pone la proposta di legge, per la quale è partito l’iter alla Camera, a prima firma della deputata di Liberi e Uguali Rossella Muroni, ex presidente di Legambiente, che l’ha presentata insieme al collega Federico Fornaro. Il testo consentirà al ministero dell’Ambiente e alle Regioni di stipulare convenzioni con gli imprenditori ittici finalizzate alla raccolta dei rifiuti marini che questi incontrano durante la normale attività di pesca.

COSA ACCADE OGGI – Perché ad oggi, a parte alcune iniziative e progetti ecologici che diverse realtà locali hanno messo in piedi, i pescatori che durante l’attività ittica catturano nelle reti dei rifiuti sono costretti a ributtarli in acqua. O meglio, se li portano a riva per smaltirli, vengono considerati dalla legge produttori di rifiuti a tutti gli effetti. Tra l’altro, in Italia manca una specifica disciplina che permetta di individuare adeguate modalità di raccolta e di gestione di tali rifiuti “specialmente quelli presenti sui fondali – ha sottolineato Muroni – che sono la maggior parte di quelli di maggiori dimensioni. La misura, come ha spiegato la deputata è ispirata “all’esperienza positiva del progetto sperimentale Arcipelago Pulito” ed è stata ‘adottata’ anche dal ministro Costa “che ha più volte annunciato di volerla inserire nel suo ddl Salva-mare”.

I PROGETTI AVVIATI – In questi mesi è stato avviato il progetto ‘Tuscany fishing for litter – Arcipelago Pulito’, grazie al quale i pescatori toscani potranno raccogliere nei porti i rifiuti in plastica pescati durante l’attività ittica destinandoli al riciclo. Il progetto riguarda i 300 chilometri quadrati di mare del Parco nazionale dell’arcipelago toscano, fra le province di Livorno e Grosseto. Un’altra esperienza è quella promossa dalla Fondazione ‘Angelo Vassallo sindaco pescatore’ “attraverso la quale – hanno spiegato i due parlamentari – è stata effettuata la pulizia dei fondali marini grazie a una collaborazione con il comune di Pollica e i comandanti dei pescherecci dei porti di Acciaroli, Agnone e Pisciotta”. Con l’obiettivo di superare le difficoltà che riscontrano i pescatori nella gestione dei rifiuti raccolti durante le attività di pesca, è stato stilato anche un accordo tra l’associazione Marevivo, il comune di Gaeta e la Camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura di Latina per l’attuazione del progetto ‘Blue Watcher’, che prevede attività di ‘passive fishing for litter’. “Questa proposta di legge – sottolinea Rossella Muroni – è già condivisa dal mondo delle associazioni della pesca».

LA PROPOSTA DI LEGGE – Il testo ‘Disposizioni concernenti l’impiego di unità da pesca per la raccolta dei rifiuti solidi dispersi in mare e per la tutela dell’ambiente marino’ prevede che, una volta rientrati in porto, i pescherecci coinvolti conferiscano i rifiuti recuperati nell’isola ecologica portuale. Si stabilisce, infatti, che venga predisposto un apposito programma per l’istituzione di isole ecologiche in ciascun porto a cura dell’autorità portuale competente, “nonché delle relative dotazioni infrastrutturali, necessari a garantire un idoneo servizio di conferimento e di smaltimento dei rifiuti solidi marini recuperati dal mare ai sensi della vigente normativa italiana ed europea”. Il servizio di smaltimento dei rifiuti solidi marini è effettuato senza alcun onere a carico degli imprenditori ittici che effettuano il recupero e la consegna nell’isola ecologica. Si prevede, inoltre, che con apposito decreto siano stabilite le linee guida e le modalità tecniche e operative. Per verificare l’effettivo andamento del recupero dei rifiuti marini sono previsti un programma di monitoraggio costante e una relazione sull’attuazione della legge da inviare annualmente alle Camere.

QUALCHE DATO – Secondo l’Onu sono 8 milioni le tonnellate di plastica che ogni anno finiscono nelle acque del pianeta. Nel 2016, ad esempio, nell’ambito della campagna ‘Goletta Verde’ di Legambiente, su 950 chilometri monitorati attraverso 80 ore di osservazione diretta, è emerso che il 96 per cento dei rifiuti galleggianti nei nostri mari è di plastica: una densità pari a 58 rifiuti per ogni chilometro quadrato con punte di 62 nel mar Tirreno. “Goletta Verde 2016 – ha ricordato Rossella Muroni – ha inoltre rilevato la presenza di buste (16,2 per cento), teli (9,6 per cento), reti e lenze (3,6 per cento), frammenti di polistirolo (3,1 per cento) e bottiglie (2,5 per cento)”. Con l’ultima edizione dell’indagine Beach Litter sono state monitorate 78 spiagge e sono stati trovati in media 620 rifiuti ogni 100 metri di spiaggia, anche qui per lo più plastica.

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