“Proponiamo a tutti di viaggiare con un segno tangibile: un piccolo foglietto su cui scrivere #InTrenoConNoi #MaiPiù #regionale10452, da attaccare come un badge al collo o da allegare al proprio biglietto o abbonamento. È un piccolo segno ma è importante: per Ida, Giuseppina e Pierangela“. Con questo spirito, venerdì 25 alle 5.32 i pendolari saliranno sul regionale 10452 che parte da Cremona, assieme ai sindaci dei paesi sull’asse CremonaTreviglioMilano, al fianco dei pendolari nella battaglia per ricostruire le responsabilità della strage di Pioltello.

Alle 6.50 il treno raggiungerà Pioltello: e lì, nella stazione, si svolgerà una commemorazione. Il ricordo di quella triste mattina è ancora vivissimo. Lo stato di trascuratezza della linea, che avrebbe provocato l’incidente, è stato confermato dalle prime relazioni depositate nel dicembre scorso dagli esperti nell’ambito della consulenza disposta dalla Procura di Milano per accertare le cause del disastro ferroviario. Ipotesi, questa, che scagionerebbe da responsabilità primarie del materiale rotabile Trenord, il gestore dei servizi ferroviari regionale.

L’usura che avrebbe danneggiato il giunto sarebbe dovuta alla scarsa manutenzione sul tratto ferroviario e questa sarebbe la presunta causa evidenziata dagli esperti. Erano già emersi alcuni dettagli sul cattivo stato del giunto collocato nel “punto zero” nei mesi scorsi. I periti, attraverso una documentazione fotografica, avrebbero verificato che già prima dell’area critica erano presenti delle “testate allentate”, simili a quelle della giuntura sulla quale si è spezzata la rotaia. Le immagini prodotte sono la prova visiva dell’usura e della scarsa manutenzione del tracciato ferroviario – di circa tre chilometri – posto sotto sequestro.

Ma perché è venuto meno lo standard manutentivo necessario per garantire la sicurezza? Come mai si è rinviata la manutenzione del giunto che sotto la continua pressione dei transiti dei treni si è via via sfilato dalla rotaia? Le pessime condizioni del giunto, sotto il quale era stata collocata una zeppa “tampone”, sarebbero state segnalate mesi prima dell’incidente, ma l’intervento di sostituzione era stato programmato per poi essere sempre rinviato. Allora viene da chiedersi se Rfi dispone delle risorse necessarie per assicurare una buona ed efficiente manutenzione. Vedendo il bilancio del Gruppo Fs dentro cui sta Rfi e visto il consistente volume di risorse pubbliche girate dal governo alle Ferrovie, le risorse non mancano.

La causa più probabile quindi di questo tragico incidente è da ricercare nel sistema di gestione e di organizzazione della manutenzione della rete, che non riesce a reggere le sollecitazioni agli impianti derivanti dal traffico di merci e pendolari. Su di essa intervengono apposite unità manutentive (nate recentemente da una riorganizzazione interna che si è rivelata inefficace) che hanno una determinata area di competenza: in Lombardia, che conta quasi 2mila km di binari, sono otto le aree, di cui due nel nodo di Milano, tre a nord (Como, Varese, Sondrio) e tre a sud (LodiPavia, Brescia e Cremona).

L’unità operativa che doveva sovraintendere su Pioltello era da tempo gestita ad interim, cioè il capo Unità aveva due aree a cui badare. Da una parte la carenza degli organici (per i sindacati mancano almeno 150 ferrovieri in Lombardia), dall’altra tra il personale in servizio quasi il 30% non ha le abilitazioni necessarie e dunque viene sottoutilizzato. La formazione professionale in questo settore (rete, impianti elettrici ecc) è fortemente inadeguata: mancano anche i formatori delle scuole professionali. I tempi e gli spazi per la manutenzione sulle reti più trafficate sono sempre più stretti e la rapidità d’intervento diventa strategica.

Le innovazioni apportate nella manutenzione e le nuove metodologie operative, fatte con apposite schede di lavorazione, non sarebbero applicabili proprio per carenze organizzative e una gerarchizzazione delle priorità non adeguata. Quanto è stato sottovalutato l’intervento lasciato mesi a languire a Pioltello? Anche l’Agenzia della sicurezza ferroviaria aveva riscontrato, un mese prima dell’incidente, un certo allentamento dei meccanismi manutentivi sulla rete ferroviaria. Resta il fatto che il tema della sicurezza è stato riproposto con inaudita violenza un anno fa. Rfi deve rivedere il proprio modello organizzativo, alla magistratura spetterà poi di individuare eventuali responsabili. Ma ciò che appare certo è che il modello organizzativo va rivisto e perfezionato.

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