Le “prove” ovvero i pezzi di binario che devono essere analizzate dai consulenti per stabilire cosa causò il deragliamento del treno regionale 10452 a Pioltello (Milano) bagnate dalla pioggia. È quanto ha mostrato il Tg3 in un servizio sulle indagini sull’incidente che provocò la morte di tre persone il ferimento di molte altre. Sono otto gli indagati – vertici e addetti della Rfi – nell’inchiesta. Ed è proprio in un deposito Rfi a Milano-Greco che sono custoditi i binari.

La società aveva garantito che i reperti sarebbero stati conservati con cura. Giovedì scorso i consulenti della procura e gli investigatori si sono trovati davanti ai pezzi di binario posizionati sotto alcuni teli scuri, ma coperti di acqua. Anzi nel capannone pioveva, come si vede nelle immagini del servizio, anche nel momento in cui i consulenti sono entrati all’interno. Secondo uno degli esperti ci sarebbero segni di “ossidazione recente” cioè ruggine.

Non è difficile capire che il deterioramento del materiale, che deve essere esaminato per stabilire la causa dell’incidente che nell’ipotesi della Procura di Milano è da individuare nella giunzione del binario la cui sostituzione era già stata prevista, può pregiudicare il lavoro degli esperti. Adesso i reperti, tra cui il punto zero cioè dove il binario cedette e anche lo spessore di legno ch era stato usato come rattoppo, verranno spostati altrove.

In una nota Rete Ferroviaria Italiana precisa “di non aver avuto la possibilità di accedere al sito di conservazione fin dal giorno del trasferimento, per disposizione dell’Autorità Giudiziaria, e di non aver quindi potuto verificare lo stato di conservazione né del capannone né dei pezzi di infrastruttura messi sotto sequestro. Neanche durante la visita di giovedì 12 aprile, le cui immagini sono invece state diffuse ai media. RFI ha condiviso con l’Autorità Giudiziaria le modalità di preparazione del sito e ha realizzato gli interventi richiesti. Gli inquirenti, valutata l’idoneità, hanno dato parere positivo al trasferimento dei materiali. Il Gestore dell’infrastruttura aveva segnalato in più occasioni la necessità degli esami e delle analisi sia da parte dei consulenti della Procura che dei propri, al fine di scongiurare ogni possibile deperimento dei materiali. Ma gli inquirenti, sentiti i propri consulenti, hanno escluso ogni pericolo di deterioramento dei reperti e rigettato le istanze volte ai dovuti accertamenti”. 

Aggiornato da redazione web alle 17.54 del 17 aprile 2018