Il Parlamento istituisca una commissione d’inchiesta sulle stragi nel Mediterraneo. Lo chiedono a gran voce in un appello online, e lunedì prossimo con un presidio davanti a Montecitorio, oltre seicento firme del mondo della cultura e dello spettacolo. Il documento si intitola Non siamo pesci ed è stato promosso da Luigi Manconi, dallo scrittore Sandro Veronesi e dal collettivo #corpi, come da decine e decine di personalità della letteratura, della musica e del cinema italiano. “Chiediamo di istituire subito una commissione parlamentare d’inchiesta sulle stragi nel Mediterraneo e di realizzare una missione in Libia – recita l’appello – Chiediamo inoltre al Governo di offrire un porto sicuro in Italia alla Sea Watch che sabato scorso ha salvato 47 persone ripristinando il rispetto delle leggi e delle convenzioni internazionali, e soprattutto del senso della giustizia. A cominciare con il consentire alle navi militari e alle Ong che salvano le vite in mare di poter intervenire. Si vuole ricordare a tutti gli Stati europei che la redistribuzione dei migranti si fa a terra e non in mare”. Gli ideatori dell’iniziativa che raccoglie l’adesione, tra gli altri, di Roberto Benigni, Andrea Camilleri, Matteo Garrone, Rocco Papaleo, Toni Servillo, Alex Zanardi ed Emma Marrone, danno appuntamento a tutti per un presidio davanti a Montecitorio alle ore 17 del 28 gennaio 2019.

“Prima facciamolo succedere  – spiega a ilfattoquotidiano.it lo scrittore Sandro Veronesi – meglio non parlare della pelle dell’orso prima di averlo ucciso. Magari piove, nevica, che ne so… Semmai questo appello contiene una proposta importante che vale per tutti: l’istituzione di una commissione parlamentare. Questo è uno strumento, per come lo conosciamo, che un po’ di ombre le ha diradate dappertutto quando è stato utilizzato. Poi naturalmente non puoi arrivare a condanne e colpevoli, ma in passato inchieste come quella sulla P2 o sulla mafia hanno messo in luce meccanismi opachi. Questa iniziativa contiene una proposta concreta, peraltro rivolta a Montecitorio cioè a quel Parlamento che si dice sia un po’ esautorato recentemente dall’attività degli ultimi governi”.

Sarà difficile convincere i deputati della maggioranza gialloverde…
È un’iniziativa che deve passare per forza dall’accettazione del governo. Se il governo non vuole non la si fa. Dovrà poi essere il Parlamento a lavorarci. Come avrà notato ci sono solo tre parlamentari che hanno aderito, perché non era in quella direzione che volevamo andare. Volevamo invece far sentire ai parlamentari una pressione esterna affinché uno strumento proprio della Camera venga istituito. Credo infatti che si possa partire da un dato comune, poi magari subito ci si divide: le stragi nel Mediterraneo ci sono, questo è un fatto. A me non piace fare un bagno a Ferragosto nello stesso mare in cui la gente muore. E voglio capire perché ciò accade.

A parte pioggia e neve se lunedì in piazza si aggiungerà qualche politico, lo accetterete?
Non credo vengano, sa. Magari possono venire dicendo ‘buona idea, me ne farò carico in  Parlamento’, ma non credo avverrà perché in questi mesi in cui mi sono impegnato molto sul tema della migrazione via mare, di parlamentari ne ho incontrati pochissimi. Sono sempre gli stessi tre quattro: Erasmo Palazzotto, Nicola Fratoianni, Elly Schlein, Riccardo Magi. E lo fanno a livello personale perché nessun partito o partitino ha fatto di questo tema un cavallo di battaglia.

C’è timore nel centrosinistra di prendere una posizione netta antigovernativa prima delle Europee?
È passata per ora questa nozione: se non ti schieri in qualche modo contro le migrazioni perdi consensi. Ma qui non si tratta di schierarsi pro o contro le migrazioni. Si tratta di prendere atto di dati di fatto, i morti in mare per annegamento, e cercare la maniera di scongiurarle. Una volta che le hai scongiurate, e hai anche evitato di rimandare i migranti nei lager libici, dopo si aprono tutti i contenziosi politici sul come fare. Secondo me c’è troppa cautela da parte dei partiti nell’affrontare l’argomento, un po’ come con il  “chi tocca muore”.

Però la società civile si deve per forza interfacciare con i partiti e il Parlamento
Un’inchiesta parlamentare mica deve dire quello che penso io. Io ci sto, se la commissione si farà, a quello che dirà alla fine. E sono abbastanza convinto che un’inchiesta seria escluderebbe queste illazioni su ong e trafficanti. Secondo me, il discorso qui non è quello del battersi per una causa contro un’altra, ma battersi per cercare di avere un po’ di verità dove normalmente abbiamo una nebbia fatta di asserzioni e fede cieca.

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