“Ogni incidente e ogni morte di un rider è responsabilità di chi come Poletti e Di Maio ha fatto propaganda sulla nostra pelle”. Il messaggio dei rider al governo arriva dai rider di Torino, la città da dove nel 2016 è partita la protesta dei fattorini italiani. Qui sono nati gli scioperi dei rider. Qui si sta celebrando il primo processo italiano contro un’azienda del food delivery. Qui è nata “casa rider”, uno spazio all’interno di uno stabile occupato, dove i rider hanno creato una ciclofficina e un luogo per incontrarsi e confrontarsi sui propri diritti: “Cerchiamo di costruire dei legami che l’azienda non ci permette di costruire” racconta Angelo, un rider di Glovo che poco tempo fa si è rotto un braccio mentre faceva delle consegne: “Mi sono dovuto curare privatamente oltre a non poter lavorare. L’azienda mi ha consigliato di farmi un’assicurazione privata per evitare problemi in futuro”. In questi due anni, i fattorini hanno provato ad organizzarsi, ma le condizioni del lavoro sono peggiorate: “L’eredità di Foodora è stata pesante: ha introdotto il cottimo nel sistema, adesso tutti lavorano così, e dopo che ha annunciato la chiusura dell’attività in Italia ci sono circa 2mila fattorini che hanno perso il posto”.

Nell’agosto del 2018, Delivery Hero, la holding proprietaria dell’app Foodora, ha annunciato la chiusura delle attività in Italia e la cessione a Glovo, azienda specializzata nel settore delle consegne. Ma la stessa Delivery Hero è proprietaria del 20% delle quote di Glovo. “Si tratta di un gioco di scatole cinesi sulla pelle dei lavoratori. Noi non staremo a guardare, ma continueremo a lottare” promettono i rider.