“Cosa rispondo alle proteste delle associazioni animaliste? Nulla. Nei prossimi giorni mi confronterò con l’Associazione Moz-Art, che ci ha proposto la mostra, e decideremo il da farsi. Certo la situazione è difficile e non ho intenzione di andare a sbattere la testa contro il muro”. Peter Assmann, direttore austriaco del Palazzo Ducale di Mantova, sentito dal fattoquotidiano.it non lo dice direttamente ma le sue parole sembrano non escludere che la mostra dell’artista suo connazionale, Hermann Nitsch, programmata per la prossima primavera nel complesso museale gonzaghesco, possa anche essere annullata dopo le proteste di 27 associazioni animaliste che hanno indirizzato una lettera alla Soprintendenza per i Beni Culturali chiedendo “di annullare – si legge – o non autorizzare la mostra”.

L’80enne artista viennese, infatti, esponente del cosiddetto movimento azionista austriaco, è noto per utilizzare nelle sue installazioni litri di sangue animale e carcasse, ancora calde. Una forma d’arte che anche a Mantova, seppur a scoppio ritardato rispetto alla data di annuncio dell’esposizione, non ha mancato di scatenare la polemica degli animalisti contro Nitsch. Una reazione che accompagna l’artista austriaco ogni volta che viene annunciata una sua mostra.

“La nostra – spiega al fattoquotidiano.it Cristina Spagna dell’Associazione animalista L’Unione fa la forza, una delle associazioni promotrici della protesta – non è una considerazione artistica, ma di buonsenso. Ci sembra assurdo e totalmente inaccettabile che vengano pubblicizzate e sostenute iniziative che si basano sulla sofferenza degli animali. Ricordiamo che la legge 189 del 2004 vieta l’uccisione, il maltrattamento e lo sfruttamento di animali per spettacoli. Poi, personalmente, faccio fatica a chiamare artista una persona che utilizza litri e litri di sangue animale, che si procura carcasse, purché calde, al macello e in quelle che lui chiama Aktion fa mimare ad attori ricoperti di sangue, pantomime orgiastiche. Credo che manifestazioni di questo tipo possano infastidire non solo gli animalisti. Riteniamo che anche il sindaco di Mantova, seppur non responsabile poiché il Palazzo Ducale è di proprietà statale, debba almeno prendere le distanze da questa mostra”.

Se la mostra non verrà annullata, le associazioni animaliste promettono battaglia:  “Oggi – spiega ancora Spagna – siamo in una fase di disponibilità a discutere per impedire che la mostra abbia luogo, ma se ciò non avverrà ci sono gruppi pronti ad agire”. Nonostante le premesse iniziali, dopo qualche nostra insistenza il direttore di Palazzo Ducale qualcosa risponde agli animalisti: “Credo – afferma Assmann – che serva rispetto verso l’arte di Nitsch e le sue tematiche. Stiamo parlando di un artista vivente fra i più influenti e quotati. Oggi ha 80 anni e la sua salute è fragile. Gli sono stati dedicati musei e alcune città europee si stanno organizzando per ospitare delle sue mostre. Anche Mantova poteva rientrare in un importante circuito artistico internazionale. Le proteste contro l’arte di Nitsch fanno male a Mantova, al Palazzo Ducale e all’artista. Nascono da informazioni sbagliate e argomenti falsi. L’artista lo ha spiegato bene qualche anno fa (era il 2015, ndr) in una lettera indirizzata alle associazioni animaliste che protestarono contro una sua esposizione programmata a Palermo”. In quella lettera l’artista austriaco spiegò, in estrema sintesi, di amare gli animali “più di tutto”. “La mia filosofia – scrisse in una lettera pubblicata su Repubblica  – rispetta gli animali: essi sono parte del mio amore per tutta la natura e per tutto il creato e arricchiscono la mia vita, così come quella di mia moglie”. A proposito dell’utilizzo artistico di animali morti e del loro sangue, precisò: ” Sono un drammaturgo e lavoro ad una nuova forma ‘d’opera d’arte totale’ (Gesamtkunstwerk), affinché una sorta di festa religiosa ne celebri l’esistenza. Un drammaturgo non può non confrontarsi col tragico, con la morte e, in effetti, uno sguardo alla storia dimostra che è così, a partire dall’antica tragedia fino ad arrivare al presente, includendo anche il mito della passione cristiana. L’arte ha a che fare con i tabù. Tratto col più profondo rispetto la carne e il sangue dei corpi degli animali che vengono uccisi e tagliati a pezzi dagli uomini […]. Nel mio teatro l’animale morto viene consacrato e diviene forma d’arte […]. Il mio teatro e la mia arte si confrontano con ciò che è concreto, direttamente con la realtà e il colore che viene versato dalla pittura è vero e reale, così come la carne e il sangue del teatro d’azione: la mia arte si interessa a ciò che c’è dentro i nostri corpi, alla sostanza fisica della carne e del sangue”. Nitsch, sempre in quella lettera, precisò di acquistare le carcasse di animali già macellati nei macelli: “Ciò significa che questi animali erano già stati uccisi a scopo alimentare prima della mia azione. Dopo che impieghiamo la carne per la performance teatrale, la mangiamo: l’animale ucciso viene dunque utilizzato due volte, per l’arte e per il nostro nutrimento”.

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