Il collegio sindacale di Ama boccia il bilancio 2017 della società capitolina dei rifiuti. Ma i “revisori” vengono a loro volta smentiti da un autorevole studio contabile, guidato da un membro dell’Organismo italiano di Contabilità. Con il presidente dello stesso collegio, accusato di essere “del Pd”, già con le valigie in mano. Nel pieno del nuovo problema immondizia a Roma, le vicissitudini contabili della municipalizzata dei rifiuti accompagnano le difficoltà operative amplificate dal rogo del tmb Salario dell’11 dicembre scorso. In un parere lungo 71 pagine i sindaci della società hanno passato al setaccio le (numerose) criticità rilevate nella seconda versione del bilancio 2017. Fra queste la soluzione temporanea – reputata “atipica” – trovata al contenzioso monstre fra Ama e Comune di Roma. Controllata e controllante si contendono 60 milioni di euro relativi alla costruzione, vendita e manutenzione, dal 2012 al 2016, di loculi cimiteriali. Un credito che Ama reclama e che il Campidoglio disconosce. Dopo 8 mesi di bagarre, alla fine la municipalizzata ha “ceduto” aprendo un fondo rischi che, in caso di sconfitta in sede arbitrale, andrebbe a erodere il patrimonio aziendale ma non a pesare sul bilancio 2017, salvando la società capitolina da una pericolosissima perdita di bilancio.

IL PARERE SALVA-AMA – La relazione del collegio sindacale, firmata da Marco Lonardo, sostiene che “la rappresentazione in bilancio non è coerente con la natura del rischio: la contropartita naturale del rischio di non incassare tale credito è infatti rappresentata dal fondo svalutazione crediti, in quanto identificativo della probabile perdita di valore del credito esposto e non da un fondo rischi tipicamente rappresentativo di una passività di diverso genere, di natura determinata ed esistenza probabile”, tutto ciò richiamando il “principio contabile n. 29 dell’Oic (Organismo Italiano di Contabilità)”. Un tecnicismo che, concretamente, avrebbe cambiato tutto: con una perdita di bilancio di almeno 18 milioni (ma sarebbero dovuti essere 60 milioni) Ama avrebbe rischiato un vulnus di crollo del rating bancario e interessi passivi tali da portarla dritta dritta verso una situazione di pre-fallimento. Ma in sostegno alla soluzione trovata dal presidente di Ama, Lorenzo Bagnacani, è arrivato il prof. Matteo Caratozzolo, una sorta di “guru” italiano della contabilità, già presidente del Comitato tecnico scientifico e oggi membro del Consiglio di Gestione proprio dell’Oic. Caratozzolo, in un documento di 4 pagine in possesso de ilfattoquotidiano.it, scrive: “Non ritengo fondate le obiezioni critiche del Collegio sindacale”, in quanto, fra le altre cose, “non è in ballo una valutazione della solvibilità del debitore Roma Capitale e dunque l’apprezzamento di una probabile svalutazione dei crediti iscritti in bilancio”. Se si fosse seguito il criterio indicato dal Collegio, scrive il professionista, “vi sarebbe stata una grave violazione del fondamentale principio di verità”, in quanto si parla di “crediti contestati” e non di “crediti inesigibili”. In estrema sintesi: il Comune non è che non può pagare, non vuole pagare. E dunque la partita è totalmente diversa. “Significa – chiosa Caratozzolo – ignorare la portata della nuova norma sulla sostanza economica e l’interpretazione che di essa è stata data dall’Oic nel marzo 2018”.

LONARDO PRONTO AD ANDARE VIA – Così, mentre le cronache locali indicavano di nuovo Bagnacani sulla graticola, almeno sul fronte contabile il prossimo a saltare dovrebbe essere proprio Marco Lonardo, che e’ anche sindaco di Eni e di Mediaset Spa. Il suo curriculum recente non piace al M5s, che dopo questo ulteriore “sgarbo” vuole metterlo alla porta. Il revisore è in Ama dall’agosto 2006 – governance veltroniana – è stato rinnovato nel 2015 – sindaco Marino – ed ha vissuto anche le stagioni di Alemanno e Panzironi. Ha guidato anche il collegio sindacale di Roma Multiservizi dal 2014 al 2017, sempre su nomina della governance di centrosinistra, e di quello della Ep Sistemi (inceneritore di Colleferro), facendo anche parte del Fondo Immobiliare Sviluppo prima che proprio l’attuale presidente, Lorenzo Bagnacani, lo rimuovesse avendo rilevato una “totale inerzia a danno della proprietà Ama”. Lonardo è in scadenza e, viste anche e premesse, questa relazione rappresenta l’ultimo atto della sua esperienza a via Calderon de la Barca.

UNA RELAZIONE DURISSIMA – La situazione di Ama, tracciata dal Collegio nelle 71 pagine della relazione, resta comunque molto difficile. I sindaci contestano innanzitutto l’abbattimento dei crediti nei confronti di Atac: la società capitolina dei trasporti aveva debiti relativi alla Tari non pagata per 140 milioni, ma gliene sono stati stralciati ben 105 milioni. Ci sono poi i crediti verso clienti, sempre relativa alla Tari: nel 2017 l’azienda ha portato la posta da 94 milioni a 54 milioni, essendo riuscita a recuperare dagli evasori solo 8 milioni sui 63 milioni preventivati. Per quanto riguarda le altre partite debiti-crediti con il Comune, risulta “un’area di significativa criticità”. Bocciato anche il funzionamento dell’ufficio di internal audit (controllo interno).

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