Il Comune fa causa al Comune. Perché di questo si tratta. L’amministrazione capitolina non è ancora riuscita a mettere la parola fine al braccio di ferro da 60 milioni di euro che da 7 mesi tiene bloccati sia i conti del Campidoglio sia quelli della sua Ama Spa. Probabilmente, servirà un lodo arbitrale per capire chi ha ragione e in quale misura. Altri soldi dei cittadini romani buttati per risolvere un “derby” in famiglia, insomma.

La giunta guidata da Virginia Raggi ha licenziato nella serata di sabato il tanto atteso bilancio consolidato, con una perdita d’esercizio di circa 36 milioni di euro. E un grande punto interrogativo: il bilancio 2017 della sua partecipata dei rifiuti. La prima cittadina nei giorni scorsi ha invocato una soluzione, anche perché alla città servono come il pane le nuove assunzioni previste, in particolare, nell’ambito della Polizia Locale e delle scuole dell’infanzia. Così, giunti ad un punto di non ritorno, l’assessore al Bilancio, Gianni Lemmetti, è stato costretto a trovare uno stratagemma contabile per approvare il documento finanziario lasciando sospese le partite irrisolte. E il tira e molla potrebbe avere conseguenze politiche nel rimpasto di giunta a cui Raggi sta ragionando dal giorno successivo alla sua assoluzione.

LA BAGARRE FRA COMUNE E AMA – Il tema tiene banco da settimane. Il cda di Ama il 30 aprile scorso ha approvato il bilancio 2017 iscrivendo fra i crediti verso il Comune anche 60 milioni relativi ai servizi cimiteriali, divisi in due poste. La prima, quella più “calda”, ammonta a 18 milioni di euro e riguarda presunti “maggiori costi” sostenuti fra il 2008 e il 2016 per la gestione dei loculi cimiteriali, soldi incassati dal Comune e che la società dei rifiuti pretende di riavere.

La seconda, invece, ammonta a ben 42 milioni di euro ed è relativa alla fattiva realizzazione di alcuni di questi loculi, opere svolte in “somma urgenza” e per le quali il Campidoglio vuole vederci chiaro. Il sospetto di Palazzo Senatorio, infatti, è che – specie in tempi in cui sia la società che il Dipartimento Ambiente era “abitato” da dirigenti poi coinvolti nello scandalo di Mafia Capitale – qualcuno abbia lucrato su queste emergenze “ingiustificate”.

Poi c’e’ un terzo tema che non torna ai tecnici del Dipartimento Partecipate e sono i 20 milioni di euro di contenzioso aperti lo scorso anno da Ama contro la Coop 29 Giugno, ormai da tempo pienamente depurata dagli affari del ‘ras’ Salvatore Buzzi ma lo stesso esonerata “senza preavviso” dalla raccolta per le utenze non domestiche: secondo gli uffici capitolini, l’azienda avrebbe dovuto almeno iscrivere l’importo del contenzioso all’interno di un fondo di rischio. Proprio mentre il servizio veniva riassegnato, fra le altre, a Roma Multiservizi in Ati con Manutencoop. Tutte osservazioni che hanno spinto, nelle scorse settimane, il Collegio sindacale di Ama a ritirare il proprio parere positivo al bilancio approvato il 30 aprile scorso.

E BAGNACANI NON MOLLA – Sul fronte Ama, però, si mantiene il punto. Due settimane fa, dal Comune pensavano di essere arrivati a una mediazione: costringere il cda a rivedere il bilancio inserendo i 18 milioni in un fondo di rischio, così da non intaccare il risultato di esercizio. Ma è stato tutto inutile. “Vogliamo le pezze d’appoggio, dal Socio (il Comune, ndr) non ci è arrivato niente”, commentavano in azienda. Anche perché assumersi la responsabilità di aver approvato un “bilancio falso” (come lo hanno definito a Palazzo Senatorio) potrebbe anche portare a conseguenze contabili.

Così, il presidente di Ama, Lorenzo Bagnacani, mantiene il punto, “forte” di un parere dello studio Bussoletti che il direttore generale del Comune, Franco Giampaoletti, ha cercato di smontare punto per punto nella relazione allegata al consolidato. Ecco, dunque, che si pensa di investire un arbitro, un giudice super partes, della decisione finale. Anche perché senza bilancio Ama rischia seriamente di vedersi bloccare le linee di credito dalle banche, cosa che porterebbe rapidamente al fallimento dell’azienda e all’emergenza rifiuti in città.

LE CONSEGUENZE POLITICHE – La tensione, inutile dirlo, è alle stelle. I rapporti fra Giampaoletti e Bagnacani sono ai limiti del turpiloquio e, di conseguenza, anche quelli fra l’assessore Lemmetti e la titolare dell’Ambiente, Pinuccia Montanari, non sembrano ottimi. Virginia Raggi si trova nella posizione di essere scontenta, per ragioni diverse, di tutti e quattro. Radio Campidoglio fino a una settimana fa dava per partenti i due manager consigliati da Luca Lanzalone, anche per motivi politici (sarebbero invisi alla maggioranza), ma la situazione e’ così fluida che in vista di un prossimo bilancio anche le poltrone di Bagnacani e Montanari (anche a causa dell’affare tmb) restano traballanti.

Rimane la perdita di bilancio, dovuta – dicono dal Campidoglio – alle “rettifiche da consolidamento dovute alla riconciliazione delle partite debitorie e creditorie reciproche tra Campidoglio e partecipate”. Una vicenda tecnicamente complessa che comunque, sebbene rappresenti lo 0,03% del patrimonio netto capitolino, non ha evitato di “bruciare” ben 36 milioni di euro.

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