“Se ti incontro per strada ti ammazzo”. Queste e molte altre minacce di morte sono arrivate sui social a Filippo Roma, autore dell’inchiesta andata in onda su Le Iene, sul padre del vicepremier Luigi Di Maio, che ha rivelato delle presunte assunzioni in nero nell’azienda di famiglia. A raccontarlo la stessa “iena”, intervistata ai microfoni di un Un giorno da pecora.

“Sui social i simpatizzanti del Movimento mi hanno sfondato, riempiendomi di insulti di ogni tipo: da servo di Berlusconi e Renzi a ‘se ti incontro per strada ti ammazzo o ti riempio di botte‘”, ha continuato Roma su Radio 1. Il 48enne, però, non ha voluto rivelare possibili ulteriori risvolti nella vicenda.

“Io, come sulla questione dei rimborsi, anche su quella che riguarda i lavoratori in nero di mio padre non credo che si debba attaccare Filippo Roma e i giornalisti che hanno fatto conoscere questa vicenda, perché grazie a quel servizio io ho scoperto anche dei non detti della mia famiglia”, ha commentato il vicepremier Luigi Di Maio, a margine di un evento al Mise. Poi il leader del Movimento 5 stelle ha proseguito: “Ho conosciuto nuovi aspetti della mia famiglia e questo aiuta sempre nei rapporti figli-genitori. Ho preso le distanze da quei comportamenti e sono contento che mio padre abbia chiesto scusa, ma non prendo le distanze da mio padre, che resta mio padre. Gli ho detto che deve smaltire i frigoriferi e non li deve lasciare in campagna: l’unico rifiuto speciale che è stato sequestrato è stato un frigorifero”.

“Esprimiamo tutta la nostra solidarietà – scrive in una nota la redazione della trasmissione di Italia 1 – Perché il clima è grave e non parliamo solo del rischio terribile che si passi dalle parole ai fatti. C’è troppa gente che vuole zittire in ogni maniera chi fa il proprio lavoro di raccontare notizie”.

Non è la prima volta che la “iena” riceve minacce. Già nella cosiddetta ‘inchiesta Rimborsopoli’, con protagonisti sempre alcuni esponenti del Movimento 5 stelle, a Roma era stata promessa la morte sui social. Anche all’epoca aveva denunciato l’accaduto, scrivendo un post sulla sua pagina Facebook.

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