“Da due settimane ho dato ordine al mio staff di lavorare con Poste per tutto il progetto del reddito, inclusa la stampa delle tessere. Non c’è nessun giallo”. Luigi Di Maio cerca di chiudere le polemiche sulle card per il reddito di cittadinanza. Polemiche che non si fermano da quando, la settimana scorsa, intervenendo a Piazzapulita il vicepremier ha annunciato che sono già in preparazione 5-6 milioni di tessere nonostante manchi la norma attuativa della misura di sostegno per i disoccupati. La legge di Bilancio, che è ancora in fase di approvazione, prevede solo lo stanziamento dei fondi necessari ma rinvia a un ddl la disciplina del provvedimento simbolo del M5s. E comunque prima di affidare l’appalto è necessaria una gara. Di Maio non ha dato spiegazioni su questi punti, ma ha detto che “entro la metà di dicembre” ci sarà “una presentazione nei dettagli”, “una parte sarà nella legge di bilancio e una parte sarà decreto legge”.

Mercoledì il sottosegretario leghista Claudio Durigon aveva spiegato che non c’è ancora un vero e proprio mandato. In serata la sottosegretaria all’Economia Laura Castelli ha ribadito che “è vero che si stanno stampando” ma senza dire quale istituzione o azienda se ne stia occupando: “Sono dettagli che renderemo noti tutti assieme”. Ora il vicepremier e ministro del Lavoro chiama in causa le Poste, che qualche giorno fa a domanda del Corriere della Sera avevano risposto che c’è un tavolo tecnico aperto ma nulla di più.

Intanto le opposizioni attaccando. “Sono state stampate le tessere per il reddito di cittadinanza? A questo punto pretendiamo una risposta pubblica dal Presidente del Consiglio. Siamo di fronte ad un danno erariale o all’ennesima bufala?”, chiedono le senatrici Pd Caterina Bini e Simona Malpezzi, dicendosi pronte “a denunciare Di Maio e Laura Castelli”. “Il reddito di cittadinanza non è una legge”, ricordano. “Chi ha dato ordine di stampa? È stata fatta una gara pubblica o un affidamento alla Sogei? Prima di andare a denunciare Di Maio e la Castelli, attendiamo la risposta di Conte“.

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