Non una zona franca,  ma un “luogo mostruoso” dove nessuno vorrebbe vivere. È così che gli abitanti dell’ex fabbrica della Penicillina di Roma definiscono la loro situazione. “Un posto che nessuno vuole difendere, ma che ci vede qui perché non abbiamo alcuna alternativa”. All’indomani delle ruspe al Baobab, alcuni abitanti dello stabile su via Tiburtina, occupazione il cui sgombero è sul tavolo della Questura (tra i primi nella lista dei 27 edifici con priorità di sgombero), hanno convocato una conferenza stampa proprio all’interno della fabbrica, per raccontare le loro ragioni e fare delle proposte.

“Qui non ci deve essere uno sgombero, ma un’evacuazione con un’alternativa abitativa”, dice John, uno degli occupanti. Viene dal Senegal ed è il portavoce della comunità che vive qui. “Proponiamo poi che dopo l’evacuazione, l’edificio venga requisito dal comune per poi essere bonificato è aperto al pubblico, con spazi per bambini e disabili”. L’ex penicillina “è una vera e propria bomba ecologica dentro Roma”, dice il professore Andrea Turchi, che ha effettuato ricerche all’interno dello stabile. “L’amianto, soprattutto: non ci sono più finestre e viene portato dal vento non solo qui ma per tutta l’area di San Basilio”

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