Associazione a delinquere, truffa, emissioni di fatture false con lo scopo di frodare il ministero dello Sviluppo Economico e percepire indebitamente attraverso il Corecom almeno 2,3 milioni di euro di finanziamenti pubblici per la televisione locale napoletana di cui è l’editore di fatto. Con queste accuse, scritte nero su bianco sulle prime pagine dell’ordinanza, è stato arrestato stamane il patron di Julie Italia, l’avvocato Lucio Varriale, che nella ‘sua’ tv si era ritagliato anche un ruolo di editorialista con una rubrica, ‘Vostro Onore’, con la quale attaccava con frequenza quasi quotidiana i magistrati di Napoli che si occupano o si erano occupati di lui e gli investigatori delle Fiamme Gialle che indagavano sulle sue società.

Quattro gli arresti, eseguiti dal Nucleo tributario della Guardia di Finanza di Napoli agli ordini del colonnello Domenico Napolitano e dalla Digos di Napoli del dirigente Francesco Licheri, al termine di una lunga indagine della Procura partenopea guidata da Giovanni Melillo e circa 18 mesi dopo l’esecuzione di un sequestro che aveva disvelato la sostanza delle indagini in corso. Agli arresti domiciliari anche la collaboratrice storica di Varriale, Carolina Pisani, messa a capo di una delle società del ‘gruppo Varriale’, e i due commercialisti di fiducia, Claudio Erra e Renato Oliva.

Le 16 pagine dei capi di imputazione dell’ordinanza firmata dal Gip di Napoli, Valeria Montesarchio, riassumono soltanto la parte ‘economico-fiscale’ dell’inchiesta coordinata dai procuratori aggiunti Rosa Volpe e Raffaello Falcone. Ma nel fascicolo 31320/15 ci sono anche ipotesi di tentate estorsioni e di diffamazioni seriali ai danni di chi – secondo la Procura e il Gip – aveva osato ostacolare i progetti di Varriale, aveva avviato verifiche sul suo gruppo, o semplicemente non si era piegato ai suoi voleri o aveva scritto delle indagini che lo riguardavano. Vicende finite qualche anno fa sui giornali e ancora pendenti, come la presunta tentata estorsione ai danni del governatore della Campania, Stefano Caldoro (Forza Italia) e la campagna mediatica scatenata contro il suo portavoce e addetto stampa, Gaetano Amatruda.

Per anni, dopo essere stata esclusa dai tavoli delle campagne di comunicazione dell’America’s Cup e dei finanziamenti regionali alle imprese locali, la tv di Varriale ha massacrato Caldoro e il suo entourage politico. La campagna cessò all’improvviso nel periodo in cui la compagna del figlio di Varriale, anche lei giornalista di Julie Tv, venne candidata alle elezioni regionali del 2015 in Forza Italia. La signora, che fu sentita come testimone dal pm Vincenzo D’Onofrio – furono ascoltati anche i vertici di Forza Italia in Campania, l’onorevole Luigi Cesaro e l’europarlamentare Fulvio Martusciello – finì penultima, non fu eletta, e ora lavora altrove, in una radio privata.

Il Gip afferma che “ad avvalorare ulteriormente le esigenze cautelari” c’è anche il modo in cui Varriale ha usato la tv “al fine di screditare chiunque si frapponga alla realizzazione dei disegni e scopi perseguiti”. E cita gli attacchi mediatici alla Finanza attraverso la rubrica televisiva ‘Vostro Onore’, con la quale Varriale si scagliava contro i finanzieri che indagavano le aziende a lui riconducibili, “e da ultimo la pubblicazione di un ‘dossier‘ intitolato ‘375 CP. Depistaggio a Palazzo di Giustizia. Il Caso Napoli‘, recante in copertina un berretto simile a quello in uso alla Gdf”.

Circostanze che l’avvocato di Varriale, Giovanni Siniscalchi, commenta così: “Prendiamo atto di una misura cautelare che interviene a distanza di diciotto mesi da un sequestro preventivo, che ha dato impulso a interrogatori, produzione documentale e costante collaborazione con tutti gli organi inquirenti. Non sfugge tuttavia che la misura si fonda anche sulla dichiarata volontà di interrompere il ruolo di editorialista nella trasmissione televisiva ‘Vostro Onore’”.

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