Il 17 novembre del 1938, con decreto regio, entrano in vigore le leggi razziali. Il 17 novembre 2018, esattamente ottant’anni dopo, qualcuno decide di festeggiare i Savoia. Succede a Busto Arsizio, centomila abitanti nel Basso Varesotto, dove i monarchici italiani, che proprio in città hanno la loro sede, sono già in trepidazione per l’arrivo del principe Emanuele Filiberto, ‘special guest’ scelto, non senza polemiche, dall’amministrazione comunale di centrodestra per tagliare il nastro della ristrutturata piazza Vittorio Emanuele II. Il sindaco Emanuele Antonelli, Forza Italia, è stato irremovibile. Ha ignorato gli appelli dell’Anpi e ha persino rischiato una crisi di maggioranza con la Lega, da sempre critica con i Savoia e preoccupata che il principe possa approfittare dell’invito per un comizio politico.

Nella stessa Busto Arsizio all’inizio dell’anno furono i Giovani Padani protagonisti: bruciarono in piazza il fantoccio di Laura Boldrini, all’epoca presidente della Camera dei deputati, durante la tradizionale Gioeubia, festa popolare del Nord Italia, nella quale l’ultimo giovedì di gennaio si dà alle fiamme un pupazzo di stracci imbottito di paglia per esorcizzare l’inverno e propiziare la primavera. Adesso potrebbe diventarlo Emanuele Filiberto che, del resto, si presenterà sabato mattina dopo una recente presa di posizione: ha infatti annunciato di voler fondare un moderno partito monarchico e ha dichiarato che Vittorio Emanuele III, suo bisnonno e promulgatore delle leggi razziali, merita di essere sepolto al Pantheon.

Intanto, interpellati da ilfattoquotidiano.it, parlano i diretti interessati. A cominciare dall’ideatrice della manifestazione, l’assessore al Marketing territoriale Paola Magugliani: “Stiamo inaugurando una piazza per restituirla al popolo, certamente anche in ricordo della storia. Emanuele Filiberto è uno degli ospiti, che problema c’è? È famoso e viene gratis. Il resto non mi interessa”. D’accordo, però era proprio necessario scegliere il 17 novembre? “Non è quella la data della promulgazione delle leggi razziali – taglia corto l’assessore, datando i provvedimenti fascisti per la difesa della razza un po’ a luglio e un po’ a settembre del 1938, con qualche volo pindarico – e comunque noi non viviamo di polemiche, pensiamo a lavorare”.

Ma chi conosce Emanuele Filiberto così bene, al punto da poterlo invitare a Busto Arsizio? Qui scende in campo Santino Giorgio Slongo, presidente del Gruppo Savoia e, si legge sul sito web dedicato agli ex regnanti, commendatore dell’Ordine dei santi Maurizio e Lazzaro, nonché Guardia d’onore alle reali tombe del Pantheon: “Il Comune mi ha contattato e mi ha invitato all’inaugurazione di piazza Vittorio Emanuele II. A me non è sembrato vero, mi si è aperto il paradiso. Allora mi sono offerto di contattare il principe per capire se potesse essere presente, ottenendo un ‘sì’ con data da definire. Il 17 novembre? Una coincidenza, forse c’è stata un po’ di leggerezza, ma di sicuro in buona fede. Tuttavia non si devono citare le infami leggi razziali, perché stiamo parlando di un sovrano (Vittorio Emanuele II, ndr) che con un regio decreto del 1848 riconobbe agli ebrei i diritti civili”. Quando si discute dei Savoia, però, ci sono anche le “infami” legge razziali, o no? “Sì, ma non è questa l’occasione per discuterne”.

Via libera dunque, non senza qualche perplessità. Il segretario cittadino della Lega, Francesco Speroni, primo eurodeputato del Carroccio nel 1989 e già ministro delle Riforme nel 1994, mette alcuni paletti: “Ero scettico, perché tra noi e i Savoia non c’è mai stato un grande amore. Poi mi ha telefonato Emanuele Filiberto e mi ha rassicurato: non verrà in città né per fare politica né come principe, anche perché la Costituzione vieta l’utilizzo dei titoli nobiliari. Direi che ci possiamo fidare. Se poi durante il discorso ufficiale se ne esce con un ‘Avanti Savoia!’ e sfodera la baionetta, bè, vorrà dire che ci siamo sbagliati”. Anche Speroni parla del 17 novembre come “mera coincidenza”, poi elenca meriti e demeriti degli ex regnanti, chiarendo che per lui “la colpa più grave dei Savoia resta l’unità d’Italia”. La Lega, comunque, non sarà in piazza con una delegazione ufficiale: “Abbiamo il vicesindaco e alcuni assessori, andranno loro (forse, perché in giunta c’è ancora maretta, ndr) come rappresentanza istituzionale”.

Ha meno voglia di scherzare Liberto Losa, presidente dell’Anpi, l’associazione dei partigiani che ha organizzato un presidio anti Savoia venerdì 16 novembre, la sera prima dell’evento: “Siamo increduli. Emanuele Filiberto è un cantante, un ballerino e un personaggio televisivo. Ma l’invito dell’amministrazione è legato alla sua veste di esponente dei Savoia. In altri termini, viene qui per ricordare i suoi avi e la sua famiglia, regnanti che hanno spianato la strada al fascismo e hanno promulgato le leggi razziali. La verità è che non siamo di fronte all’inaugurazione di una piazza, ma a un’operazione politica insensata e inaccettabile. Se siamo diventati una repubblica, lo abbiamo fatto anche per tagliare i legami con ciò che i Savoia hanno rappresentato. Che senso ha riaprire tutte queste ferite?”

“Speriamo che non c’entri il passato del sindaco”, ironizza Massimo Brugnone, consigliere comunale Pd. Il quale fa notare come il primo cittadino bustocco “abbia un passato ben radicato a destra in Alleanza Nazionale. Oggi è approdato a Forza Italia, è vero, ma non perde occasione per fare battute, ricordando che il suo colore preferito non è l’azzurro, bensì il nero”. I democratici, che accusano l’amministrazione di “superficialità e ignoranza della storia”, aspettano il principe al varco: sabato mattina gli chiederanno “di prendere una posizione netta sulle legge razziali, rinnegando quanto fece suo bisnonno e impegnandosi a difendere la Costituzione”. Velleitarismo? “Non lo sappiamo, ma abbiamo il dovere di provarci”.

In attesa della risposta del principe, Slongo chiosa: “La Real Casa – chiarisce il presidente del Gruppo Savoia – ha già espresso in più occasioni una ferma condanna delle leggi razziali. Quanto alla Costituzione repubblicana, ogni monarchico la osserva lealmente. Altra cosa è desiderare il ritorno della monarchia che esiste in tante nazione europee. Questo è il nostro auspicio. Mi sembra del tutto legittimo”.

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