Assolti dal Tribunale di Roma tutti gli imputati al processo che vedeva imputati Manlio Cerroni, i suoi collaboratori Francesco Rando e Piero Giovi, l’ex presidente della Regione Lazio Bruno Landi, Giuseppe Sicignano, già supervisore delle attività operative svolte presso gli impianti di Cecchina, Luca Fegatelli, già dirigente dell’area rifiuti della Regione Lazio e per Raniero De Filippis, all’epoca dei fatti responsabile del Dipartimento del territorio della Regione Lazio. La decisione è arrivata dopo oltre otto ore di camera di consiglio. Per l’ex patron di Malagrotta il pm Alberto Galanti lo scorso marzo aveva chiesto una condanna a 6 anni, 5 anni per Landi e per Rando, 4 anni per Sicignano, due per Fegatelli e De Filippis. Tutti erano accusati a vario titolo di associazione per delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti e frode. I giudici hanno emesso sentenza di non luogo a procedere per intervenuta prescrizione per alcuni capi di imputazione mentre Giovi è stato assolto per non aver commesso il fatto.

“È sotto gli occhi di tutti che Roma, come la stampa italiana ed estera da anni impietosamente ci ricorda, è divenuta una discarica a cielo aperto e l’Ama è prossima alla Caporetto” aveva ha detto l’ex patron di Malagrotta Manlio Cerroni rilasciando dichiarazioni spontanee davanti ai giudici . Per lui il pm Alberto Galanti lo scorso marzo ha chiesto una condanna a 6 anni. Riferendosi tra l’altro al sequestro dei suoi conti personali, scattato il 27 luglio scorso, l’ex ‘ras’ delle discariche romane ha detto: “Sono sconvolto e la mia mente e il mio spirito sono travagliati da cattivi pensieri di ribellione e di proteste clamorose per fare prendere coscienza ai più alti livelli del misfatto compiuto e dei tanti danni arrecati…non solo a me. Nonostante tutto io ho cercato in tutti i modi di proporre alle autorità soluzioni al degrado per tenere Roma pulita” ha concluso.

Nel processo, scaturito dagli arresti del gennaio 2014, la Procura aveva chiesto inoltre una condanna a 5 anni per l’ex presidente della Regione Lazio Bruno Landi e per Francesco Rando, braccio destro di Cerroni e amministratore unico dal 2005 al 2012 della Pontina Ambiente, la società proprietaria della discarica di Albano. Quattro anni di condanna era la richiesta per Giuseppe Sicignano, già supervisore delle attività operative svolte presso gli impianti di Cecchina mentre due anni sono stati chiesti per Luca Fegatelli, già dirigente dell’area rifiuti della Regione Lazio e per Raniero De Filippis, all’epoca dei fatti responsabile del Dipartimento del territorio della Regione Lazio. Chiesta, invece, l’assoluzione per Piero Giovi, socio Cerroni, “per non aver commesso il fatto”. Regione Lazio, Campidoglio e ministero dell’Ambiente si sono costituiti parti civili e hanno chiesto risarcimenti per poco meno di 90 milioni di euro.

“Non chiedevo un premio ma il castigo no, dopo tutto quello che ho fatto nella vita e per Roma che ho amato tanto. Quante volte ho detto ‘ditemi, che io la sistemo’. Continuerò a fare quello che ho sempre fatto, voglio morire lavorando” ha Cerroni, scoppiando in lacrime alla lettura della sentenza. “Io so come abbiamo fatto, questo Paese era Amatrice era nel ’44 e nel ’45 – ha aggiunto Cerroni difeso dall’avvocato Alessandro Diddi – Cerco solo di lavorare, produrre, fare bene perché questo Paese ne ha bisogno“.

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