Sulla prescrizione c’è “un confronto sereno“, anche se Giulia Bongiorno – una che ci ha vinto il processo Andreotti – giudica lo stop dopo il primo grado “una bomba atomica sui processi“. Molto meno pacato il dialogo sul finanziamento ai partiti, visto che l’emendamento del capogruppo leghista chiede di stralciare tutta la riforma dal ddl Anticorruzione: “È un modo di trattare i partiti come fossero cosche”, è l’accusa. Sul reddito di cittadinanza, invece, ci sono al momento solo perplessità verbali. Sono i fronti aperti dentro al governo. Tre nodi maturati in due giorni che hanno nuovamente surriscaldato i rapporti tra gli azionisti dell’esecutivo: il Movimento 5 stelle e la Lega.  “Abbiamo firmato un contratto di governo che va rispettato da entrambi i contraenti”, ricorda Luigi Di Maio all’alleato. Esplicitando, in un’intervista al Corriere della Sera, il riferimento diretto “alle posizioni della Lega sulla prescrizione o alle norme sulla trasparenza delle fondazioni legate ai partiti”, ma rivolgendosi anche a chi esprime malessere nel Movimento sul decreto sicurezza confidando nel “buon senso dei parlamentari di entrambe le parti”. Tra i parlamentari del M5s, tra l’altro, le iniziative della Lega hanno provocato più di qualche malumore. “Le loro posizioni sulla giustizia ricordano quelle dei governo con Silvio Berlusconi. Forse il Carroccio ha nostalgia del passato ma questo è il governo del cambiamento“, fanno sapere fonti del gruppo parlamentare M5s.

Salvini: “Avanti insieme” – Sarà anche per questo motivo se Matteo Salvini prova a gettare acqua sul fuoco. “Nessuna polemica, con il Movimento 5 Stelle stiamo lavorando bene. Il nostro governo ha un’altissima popolarità e in 5 mesi abbiamo fatto più di chiunque altro. Sono molto soddisfatto per le leggi fatte e per quelle in cantiere”, dice il leader del Carroccio, che poi elenca alcuni provvedimenti dell’esecutivo: “Legittima difesa, reddito di reinserimento al lavoro, stop sbarchi, riforma della Fornero. Andiamo avanti uniti per il cambiamento del paese”. Quelle che Salvini non cita sono proprie le due misure contestate in Parlamento dal suo partito: la prescrizione e le norme sulla trasparenza dei finanziamenti alla politica. Solo ieri Igor Iezzi, capogruppo in commissione affari Costituzionali e fedelissimo del segretario ha depositato un emendamento che chiede di stralciare tutta la parte dei finanziamenti ai partiti dal Ddl Anticorruzione.

Buffagni: “Trasparenza soldi a politica è fondamentale”- “La trasparenza per i bilanci dei partiti e delle fondazioni ad essi collegate è una norma fondamentale che i cittadini ci chiedono da decenni ormai. Chi finanzia i partiti non può rimanere anonimo, perché dietro questa opacità si possono nascondere lobby e scambi di favori, come ha dimostrato un’inchiesta del Fatto Quotidiano qualche mese fa. Oggi ti finanzio la campagna e domani tu mi fai un emendamento. Lo ricordate lo scandalo Tempa Rossa in Basilicata?”, scrive su facebook il sottosegretario agli Affari Regionali Stefano Buffagni. “Con la trasparenza ai partiti prevista dallo SpazzaCorrotti – aggiunge – la politica diventerà una casa di vetro e potremo dire addio all’affarismo e alla malapolitica. Se qualcosa va migliorato e sistemato le commissioni ed il Parlamento sono il luogo adatto; l’obbiettivo però è chiaro e non può essere stravolto”.

Bongiorno – “Prescrizione bomba atomica” – Resta sul tavolo, poi, sempre la questione legata alla prescrizione, con i leader leghisti che hanno bloccato l’emendamento del guardasigilli Alfonso Bonafede al ddl Anticorruzione per bloccarla dopo il primo grado di giudizio. Una misura che Bongiorno, ministro della pubblica amministrazione ma soprattutto penalista di grido, definisce come “una bomba nucleare sul processo. Sono molto preoccupata”. Parole forti, quelle pronunciate all’intervista di Maria Latella su Sky tg 24, che la ministra leghista cerca poi di formulare meglio: “Con Bonafede i rapporti sono ottimi e credo che sulla prescrizione, il governo troverà un accordo”, dice, spiegando che sulla prescrizione” serve una riforma. Come è scritto oggi l’emendamento non posso accettarlo. Così come ai tempi di Berlusconi mi sono battuta contro la prescrizione breve, ora sono contraria a quella che è la cancellazione prescrizione. La prescrizione ha un’etica non si può tenere in ostaggio un imputato tutta la vita”.

Siri: “Su reddito frattura tra Nord e Sud” – Bongiorno parla di riforma perché effettivamente di nuove norme sulla prescrizione si parla nel contratto di governo, quello citato da Di Maio. “Il contratto si deve rispettare e poi non si deve criticare. In questo sono di destra. Non mi metto a criticarlo perché fa parte del nostro accordo. Il Governo è compatto e andrà avanti. Come il reddito di cittadinanza andrà avanti, potrebbero esserci delle difficoltà attuative ma si farà”, dice la storica avvocata di Andreotti. Esplicita critiche a quello che è il provvedimento simbolo del M5s anche Armando Siri: “Non c’è un problema ma la cornice della misura va ancora definita. Non vedo perché non dovrebbe esserci la disponibilità del Movimento 5 Stelle a creare un provvedimento che sia il più possibile condiviso e che non crei fratture nel Paese: è evidente che sul reddito di cittadinanza tout court così come viene presentato, c’è una frattura tra il Nord e il Sud del Paese”, dice il sottosegretario in un’intervista al Giornale Radio Uno Rai.

Le parole di Giorgetti – Perplessità sul reddito sarebbe state espresse – sempre secondo le anticipazioni del libro di Bruno Vespa – anche da Giancarlo Giorgetti, secondo il quale ci sarebbero “complicazioni attuative non indifferenti. Se riuscirà a produrre posti di lavoro, bene. Altrimenti resterà un provvedimento fine a se stesso”. “Siamo stati sempre chiari – replica Di Maio – Il reddito sarà operativo nei primi tre mesi del 2019. Se vedo un problema non è nelle risorse o nelle norme ma quando qualcuno non crede in quello che stiamo facendo. Se qualche membro del governo non crede in quello che stiamo facendo allora è un rischio per i cittadini prima di tutto”.

Di Maio: “Quota 100? Scelta della Lega” –  Sempre secondo le anticipazioni del libro di Vespa, per Giorgetti – che ieri ha incontrato il premier Giuseppe Conte e poi ha parlato di governo “unito” dicendosi “sorpreso” dalle polemiche  – nella manovra economica occorreva puntare con maggior decisione sulla flat tax, che sarebbe stata giudicata in maniera più benevola da Ue e mercati, Di Maio invia un altro messaggio ai leghisti: “Hanno fatto loro una scelta politica. Sono le loro scelte per la legge di Bilancio. Io sono soddisfatto delle mie, se loro non sono soddisfatti delle loro non dipende da noi“. Come dire: se Salvini avesse voluto avrebbe potuto sottrarre coperture alle pensioni – cioè la cosiddetta quota 100 – e puntare su un’aliquota unica per un numero maggiore di contribuenti: se non lo ha fatto è solo colpa sua. Un modo, quello di Di Maio, per blindare la manovra anche di fronte a certi spasmi interni alla maggioranza. Soprattutto in un momento cruciale per il governo che ha poco più di una settimana per rispondere ai rilievi di Bruxelles e provare a evitare la probabile procedura d’infrazione sulla manovra. Ma il lavoro di diplomazia di Giuseppe Conte (il premier vedrà Jean Claude Juncker e potrebbe personalmente consegnargli la lettera) e di Giovanni Tria è reso più impervio dai toni da battaglia dei suoi vicepremier. “È chiaro che con la Commissione Ue è importante avere un dialogo, ma non arretriamo di un millimetro sia per quello che c’è nel testo, sia per quello che ancora non c’è ma verrà aggiunto in Aula e mi riferisco a più soldi per la scuola, alla misura sulle pensioni d’oro e sui tagli all’editoria”, torna a ripetere Di Maio.

“Ridurremo gli stipendi dei parlamentari” – Che poi cita un altro tema che infiamma i rapporti con il Carroccio: il Tav. “Il contratto di governo prevede che per la Tav ci sia la ridiscussione del progetto. Abbiamo inserito proprio questa possibilità perché sapevamo che qui non ci sono rischi di risarcimento”. dice il leader del M5s, aggiungendo: “Non ritengo la Torino-Lione un’opera strategica per il Paese, mentre invece penso alla Napoli-Bari o alla Tav in Sicilia”. E anche se dice di non essere preoccupato dai sondaggi che vedono il suo partito in calo e quello di Salvini crescere continuamente, in fondo al suo colloquio con il Corriere, il vicperemier rispolvera uno dei cavalli di battaglia dei 4 stelle: la riduzione dello stipendio dei parlamentari: “Credo che tredicimila euro di stipendio sommando le varie voci siano troppi. Credo sia necessario agire eliminando le indennità di carica e parte della diaria, come noi abbiamo già fatto senza aspettare una legge”. M5S organizzerà questo mese “un Restitution day. Rispetto al passato i soldi non vanno più sul fondo per il microcredito, che ormai finanziamo come governo, ma sono destinati a finanziare progetti scelti dagli iscritti per fare interventi ancor più diretti per le persone in difficoltà”.

 

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