di Alessandra Ungaro*

La sovranità delle leggi di mercato e della libera iniziativa per un’economia di sviluppo si basa principalmente sui pilastri della libera concorrenza e della trasparenza. Il rischio del fallimento etico è divenuto prioritario anche per le pubbliche amministrazioni e società da queste controllate attraverso il corpus normativo della legge n. 190/2012, la quale ha introdotto il Modello anticorruzione basato su logiche di gestione del rischio applicate alla prevenzione e al contrasto della corruzione. Per gli enti privati il d.lgs. 231/2001, di cui abbiamo già trattato, aveva già previsto una responsabilità amministrativa e le relative sanzioni.

Il servizio di Milena Gabanelli del 15 ottobre Anticorruttori ma già condannati ha denunciato, tuttavia, la presenza in alcuni enti pubblici di responsabili della prevenzione della corruzione (Rpc) evidentemente inidonei. Nella replica scritta al Corriere della Sera dal dottor Cantone, presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, non si esclude il rischio che, a causa di pressioni politiche o di responsabilità personali, il ruolo possa essere ricoperto da dirigenti dalla condotta discutibile.

La formazione dei funzionari e la raccomandazione alle amministrazioni di non nominare chi non abbia dato prova nel tempo di comportamento integerrimo, conferma il dottor Cantone, vedono impegnata l’Anac nella prevenzione di comportamenti scorretti grazie anche alle segnalazioni ricevute. “È giusto ricordare – conclude l’articolo – che le amministrazioni tenute alla nomina di un Rpc, sono 15mila” e vi possono essere certamente delle “mele marce”.

Tuttavia, in un Paese come il nostro, caratterizzato da dinamiche seriali e diffusive di corruzione e mala gestio, la riflessione profonda che si impone è, da un lato, il bisogno urgente di far emergere e/o formare cittadini con coscienza critica e sapere autentico, dall’altro che occorre necessariamente un approccio per casi specifici e non una modellizzazione dei fenomeni che concorrono ad alterazioni del mercato e del vivere comune, quali in via esemplificativa:

– Contaminazione del patrimonio naturale con materiali tossici;
– Vittime di opere pubbliche mal costruite e mal tenute;
Pactum sceleris tra funzionari pubblici e soggetti privati;
Reati finanziari e societari con gravi comportamenti omissivi da parte degli organi di governance, vigilanza e controllo;
– Corruzione tra privati, concussione e turbative d’asta;
Reati fiscali transnazionali (frodi carosello) e riciclaggio per proteggersi da sequestri e confische.

Tali conseguenze, peraltro non esaustive del fenomeno corruzione/criminalità specializzata, minano la fiducia dei cittadini nelle istituzioni e nella certezza del diritto, soprattutto se accompagnate dal condizionamento della stampa e dei media. Le continue vicende di Comuni, aziende, banche, quotidiani, unitamente al dato allarmante dei fallimenti di aziende, conseguenti a ritardate segnalazioni di crisi d’impresa rappresentano, senza tema di smentita, l’emergenza del gap di adeguate competenze professionali specifiche e valori etici, nonché la sistematica violazione delle best practice aziendali e professionali.

Inoltre, indipendentemente dalle attività di indagine che devono accertare tra gli altri, il nesso tra ruoli, responsabilità ed eventi, la gravità di alcune fattispecie che ciclicamente si verificano, oltre a minare i livelli occupazionali in termini di depressione della meritocrazia, obbliga talvolta a ristrutturazioni organizzative nelle realtà in perdita, ormai prive della continuità aziendale e della credibilità nel mercato dei capitali e degli stakeholder.

Per ottenere il rispetto delle regole, in contesti aziendali sia pubblici che privati, occorre che queste siano chiare, eque e siano fatte rispettare in modo autorevole, imparziale e costante. I ruoli chiave, dunque, devono strutturarsi con competenze giuridiche, aziendali, finanziarie e gestionali effettive e sinergiche che vanno alimentate e verificate nel tempo, in ordine al mantenimento di requisiti oggettivi e soggettivi anche attraverso la formazione sul campo, capace di restituire una valutazione del soggetto delegato alla funzione e del suo operato.

La politica infine, deve impegnarsi ad armonizzare la normativa a livello nazionale e internazionale con tempestività, fornendo protocolli operativi da implementare, mutuando le esperienze più efficaci di prevenzione e contrasto a tutte le forme di mediocrazia, intesa in senso lato come mantenimento dello status quo. Questa è la sfida innovativa dell’etica come professione: la tutela dei valori etici e delle libertà economiche è indispensabile al raggiungimento dell’equità sociale e alla salvaguardia degli assetti democratici che sono alla base del nostro benessere. E ci riguarda tutti.

* Commercialista e revisore legale, con specifica esperienza aziendale nel controllo di gestione, valutazione dei rischi e modelli di compliance 231/2001. Consulente tecnico del Tribunale di Milano e della Procura della Repubblica. La passione per l’etica e le best practice mi ha permesso di coniugare competenze tecniche e aspirazioni personali, in un percorso sempre nuovo e ricco di stimolanti difficoltà, nel quale con rinnovato entusiasmo cerco di affermare, condividere e testimoniare il mio contributo alla cultura della legalità.