Secondo arresto nell’ambito delle indagini sulla morte di Viktoria Marinova, la giornalista d’inchiesta bulgara uccisa dopo essere stata picchiata e violentata. Ieri, le autorità avevano trattenuto in stato di fermo per 24 ore un cittadino romeno, poi rilasciato, mentre oggi un 21enne di etnia rom e sospettato dell’omicidio è stato fermato in Germania, a 60 chilometri da Amburgo. Domenica scorsa, l’uomo si è rifugiato da sua madre che vive e lavora vicino alla città tedesca. Nella sua abitazione, nel quartiere abitato dai rom a Ruse, sono stati trovati abiti con tracce del sangue della reporter.

In un punto stampa congiunto a Sofia, il primo ministro, Boyko Borissov, il ministro dell’Interno, Mladen Marinov, e il procuratore generale, Sotir Tsatsarov, hanno confermato l’arresto in Germania del presunto assassino. Si tratta di Severin Nadezhdov Krassimirov, 21 anni, già noto alla polizia per furto di metalli. È stato confermato inoltre che sugli abiti dell’uomo trovati nella sua abitazione è stato riscontrato Dna della vittima e viceversa. “A questo stadio non crediamo che l’omicidio sia legato” al lavoro della giornalista e “le prove che abbiamo finora ci portano a credere che si sia trattato di un’aggressione spontanea per abusare sessualmente della vittima. Ma continuiamo a vagliare tutte le ipotesi”, ha dichiarato Tsatsarov. Intento, è già stato avviato il processo per l’estradizione in Bulgaria.

“A questo stadio non crediamo che l’omicidio sia legato” al lavoro della giornalista e “le prove che abbiamo finora ci portano a credere che si sia trattato di un’aggressione spontanea per abusare sessualmente della vittima”, “ma continuiamo a vagliare tutte le ipotesi”, ha dichiarato Tsatsarov

Il premier Borissov, però, coglie l’occasione anche per attaccare Unione europea, Onu e la stampa internazionale per come il caso è stato trattato: “Ho letto cose mostruose sulla Bulgaria, che non corrispondono alla verità – ha detto – Quando andrò a Bruxelles chiederò spiegazioni in seno al Partito popolare europeo“, ha detto il premier riferendosi al gruppo parlamentare di cui fa parte il suo partito. Borissov se l’è presa soprattutto per i media internazionali che hanno collegato “frettolosamente” l’omicidio con le indagini della Marinova su un presunto abuso di fondi Ue, sostenendo al tempo stesso che in Bulgaria è soffocata la libertà di parola e che dilaga la corruzione. Simili posizioni sono state espresse da Bruxelles, Onu e dall’Ambasciata Usa a Sofia, ha proseguito il premier che si è chiesto se in nessun altro paese nel mondo succedano simili omicidi. “Sono stati in molti, tra i quali non pochi bulgari, a denigrare la Bulgaria nel modo più brutale e a gioire quando nel mondo circolavano notizie negative riguardanti il nostro paese – ha concluso Borissov – I killer uccidono per ricevere soldi dai mandanti e non lasciano la loro saliva sul corpo della vittima”.

Ieri, le autorità bulgare avevano annunciato di aver avviato anche un’inchiesta sui presunti abusi nell’utilizzo di fondi europei, bloccando un trasferimento bancario di 14 milioni di euro, in base alla legge sull’antiriciclaggio. L’indagine, ha specificato il procuratore generale della Repubblica, Sotir Tsatsarov, si concentra su un’operazione bancaria della compagnia edilizia Gp Group. Proprio su questo scandalo, secondo le indiscrezioni, stava indagando la Marinova al momento della morte.

Durante l’ultima puntata delle trasmissione, andata in onda il 30 settembre, la giornalista aveva intervistato proprio i due colleghi, il bulgaro Dimitar Stoyanov del sito internet Bivol e il romeno Attila Biro di Rise Project Romania, autori dell’inchiesta sull’abuso di fondi dell’Unione europea da parte dell’azienda di costruzioni. Non è ancora chiaro agli investigatori se l’attività giornalistica della Marinova possa in qualche modo essere collegata alla sua uccisione.

Ieri, intanto, decine di studenti di giornalismo e relazioni pubbliche dell’Università Santi Cirillo e Metodio a Veliko Tarnovo, nella Bulgaria centrale, si sono radunati davanti all’edificio dell’ateneo, ribadendo la necessità di garantire la libertà di parola e di stampa. “Non vogliamo punizioni e castighi, basta arginare i crimini ed essere liberi di esprimerci senza paura”, hanno chiesto.