Un cittadino romeno  è stato arrestato in Bulgaria per l’uccisione della giornalista Viktoria Marinova, trovata morta a Ruse, domenica 7 ottobre, sulle rive del Danubio. A riferirlo è  il capo della polizia locale Teodor Atanasov. L’uomo è in stato di fermo per 24 ore e gli agenti stanno procedendo alla verifica degli alibi. Intano, la Procura di Sofia ha aperto un’inchiesta sui presunti abusi nell’utilizzo di fondi europei, bloccando un trasferimento bancario di 14 milioni di euro, in base alla legge sull’antiriciclaggio. L’indagine, ha specificato il procuratore generale della Repubblica, Sotir Tsatsarov, tratta di un’operazione bancaria della compagnia edilizia Gp Group. Proprio su questo scandalo, secondo le indiscrezioni, stava indagando la Marinova al momento della morte.

La 3oenne che conduceva il programma Detector sulla televisione locale Tvn, è stata picchiata, violentata e poi soffocata. Non è ancora chiaro se la morte sia in qualche modo legata all’attività lavorativa della reporter, ma  la giornalista durante la trasmissione aveva intervistato proprio i due colleghi, il bulgaro Dimitar Stoyanov del sito internet Bivol e il romeno Attila Biro della Rise Project Romania, autori dell’inchiesta sull’abuso fondi dell’Unione europea da parte dell’azienda di costruzioni.

L’inchiesta, andata in onda il 10 settembre all’interno del programma tv condotto dalla Marinova, aveva suscitato diverse polemiche, causando l’arresto dei due reporter e diverse minacce al direttore della rete televisiva. Marinova è il terzo caso di giornalista ucciso nell’Unione europea in 12 mesi, dopo l’omicidio di Jan Kuciak in Slovacchia a febbraio e quello di Daphne Caruana Galizia a Malta nell’ottobre 2017.

In sua memoria oggi decine di studenti di giornalismo e relazioni pubbliche dell’Università Santi Cirillo e Metodio a Veliko Tarnovo, nella Bulgaria centrale, si sono radunati davanti all’edificio dell’ateneo, ribadendo la necessità di garantire la libertà di parola e di stampa. “Non vogliamo punizioni e castighi, basta arginare i crimini ed essere liberi di esprimerci senza avere paura”, hanno detto.