Il tunnel del Brennero esiste già: non solo, è “utilizzato da molti imprenditori italiani per il trasporto merci“. Lo ha detto il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli, a Genova, incontrando la commissaria europea ai Trasporti Violeta Bulc. Ma in realtà il traforo, in costruzione dal 2007, è stato realizzato per poco più di un terzo. In particolare, ha specificato ancora Toninelli, il tunnel è utilizzato per il “trasporto su gomma“, nonostante il progetto riguardi un tunnel ferroviario.

Il ministro 5 Stelle stava chiedendo alla commissaria europea un intervento contro la limitazione dei mezzi pesanti annunciata dal Tirolo. Per rendere più chiaro il concetto, ha descritto l’importanza che il “tunnel del Brennero” avrebbe per i tir delle imprese del Nord che viaggiano da Italia a Austria. Confondendosi, probabilmente, con l’omonimo valico dell’autostrada A22. E in rete non si risparmiano le prese in giro, con Toninelli che è ormai diventato una delle vittime preferite dell’ironia social dopo le dichiarazioni sul ponte “vivibile” da realizzare al posto del Morandi e l’invito ai genovesi a non contestare il decreto del governo perché “scritto con il cuore.

Lo scivolone ha ricordato a molti la gaffe del 2011 dell’ex ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini che evocò il tunnel sotterraneo tra il Cern ed i laboratori del Gran Sasso, attraversato dai neutrini alla velocità della luce. Non esiste, ovviamente, alcuna infrastruttura del genere, ma le particelle – che non interagiscono con la materia – erano state sparate da Ginevra verso i laboratori abruzzesi passando attraverso la roccia. “Chissà se Toninelli nel tunnel del Brennero ha incontrato anche i neutrini della Gelmini“, si legge su Twitter. O anche: “I neutrini si schierano con Toninelli: è più di dieci anni che usiamo il tunnel del Brennero”.

E c’è un’altra inesattezza del ministro che ieri non è passata inosservata ai genovesi. Descrivendo su Facebook la propria visita nel capoluogo ligure, ha scritto tra l’altro: “Quei monconi enormi che si stagliano nel cielo e si vedono quasi da ogni parte della città rappresentano un monito impressionante: non consentiremo più a nessuno di anteporre il profitto a tutto, persino alla vita delle persone”. Chiunque conosca Genova, però, sa che i resti del ponte non si vedono affatto da tutta la città, ma soltanto dai quartieri affacciati sul torrente Polcevera, che il viadotto sovrastava collegando due alture. Una porzione assai ridotta del territorio cittadino. L’artificio retorico di Toninelli ha infastidito molti abitanti: “Sicuro di essere stato a Genova? O c’eri solo col cuore?” si legge nei commenti al post. E ancora: “Ciao Dany! Ma sei sicuro di sapere dov’è il ponte Morandi? No, perché io abito – assieme ad altri 500mila genovesi – in una zona da dove il viadotto non si è mai visto. Sai, Genova è una città un tantino diversa da Crema (la città di origine di Toninelli, ndr). E’ lunga 33 km, ci sono monti e colline un po’ dappertutto e, credimi, la gente ha smesso di chiamarsi affacciandosi alla finestra qualche secolo fa. Insomma, scrivere che il ponte “si vede dappertutto”, come si dice da queste parti, è proprio una belinata…

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