La corsa alla geotermia? In Toscana il Pd ci ripensa: avanti, sì, ma con giudizio. Da una parte restano le opportunità economiche date dall’energia del sottosuolo, ma dall’altra ci sono i cittadini, le tutele del paesaggio, dell’ambiente, della salute. Così il Partito democratico ha presentato in consiglio regionale una proposta di legge per la sospensione temporanea dei procedimenti in corso. Insomma una nuova moratoria, dopo quella di sei mesi del 2015. La maggioranza chiede del tempo per elaborare un testo “che regoli l’attività delle centrali l’attività delle centrali già esistenti e di quelle che potranno essere realizzate in futuro e che soprattutto disciplini le modalità di gestione e le ricadute sui territori perseguendo due, fondamentali obiettivi”. “Più lavoro e più ambiente” sintetizzano i consiglieri regionali Leonardo Marras, Simone Bezzini e Stefano Scaramelli.

A gennaio il Parlamento europeo aveva approvato un emendamento della delegazione del M5s alla direttiva sulle rinnovabili “che esorta la Commissione europea a normare tutte le emissioni delle centrali geotermiche“. Tra i voti contrari quelli della Lega e del Pd. Sembrano lontani i tempi in cui i democratici puntavano dritti sulla geotermia, tra l’Alta Maremma e le zone intorno al monte Amiata, dalle province di Livorno e Pisa a quelle di Siena e Grosseto. “Siamo favorevoli allo sviluppo di tutta la geotermia come eccellenza del territorio e opportunità di crescita”, sosteneva nel 2015 Antonio Mazzeo, vicesegretario regionale del partito. Per il segretario nazionale Matteo Renzi il geotermico toscano era “una realtà strepitosa e unica“. Insomma un capitolo felice della storia delle rinnovabili italiani. Indubitabilmente per il Pd nazionale e gran parte di quello regionale. Ora, invece, il ripensamento, almeno parziale. Perché Mazzeo chiede alla giunta una legge – “in tempi brevi” – “che tenga insieme occupazione, sviluppo e ambiente”, mentre la sospensione dei procedimenti, una sorta di moratoria, servirà secondo i democratici a “concludere la variante al Piano energetico regionale con l’inserimento delle aree non idonee e a lavorare alla nuova legge sulla geotermia”. Un indirizzo condiviso anche dal presidente della Regione Enrico Rossi: sì allo sfruttamento della risorsa geotermica, ma solo se è davvero utile per lo sviluppo del territorio.

Già perché in ballo ci sono “occupazione, sviluppo e ambiente”, ma anche l’accordo con Enel. L’azienda ha presentato la richiesta di valutazione d’impatto ambientale lo scorso anno per una nuova centrale geotermica a Piancastagnaio. Un impianto da 20 megawatt e che fornisce energia elettrica a 75mila abitanti del territorio. L’azienda porta avanti da mesi un tavolo con la Regione per un nuovo accordo, dopo quello della fine del 2007, che dovrebbe assicurare alla Regione il 10 per cento del fatturato e costringere Enel ad abbassare le emissioni in cambio della possibilità di costruire nuove centrali geotermiche. Altre, in aggiunta a quelle impiantate tra il Monte Amiata e la Maremma, passando per le Colline dell’Albegna: da Pomarance e Larderello (in provincia di Pisa) fino a Roccalbegna, in provincia di Grosseto.

Quella al geotermico è una corsa alimentata dalla liberalizzazione del 2010, oltre che da cospicui finanziamenti pubblici. Una corsa contrastata da più parti. In particolare da diversi amministratori locali, dai comitati dei cittadini e dalle associaizoni che si sono “federate” nel 2015 nella Rete No Geotermia Speculativa e Inquinante. Non solo proteste, manifestazioni e nuove discussioni nei consigli comunali. Anche azioni concrete. Come la domanda alla Regione Toscana da parte di 51 Comuni (su 274) per chiedere di essere definiti nel nuovo Piano ambientale ed energetico toscano.

Gli abitanti aspettano da tempo regole precise e sperano che la politica – in particolare il Pd che in Toscana governa Regione e molte amministrazioni – non cambi più idea. La contrarietà delle comunità locali d’altra parte si fonda soprattutto su due motivi. Il primo: la tutela di aree di “accertato interesse storico-artistico” (come colline, pianori, coltivazioni), ma anche centri storici: insomma il paesaggio di un pezzo di Toscana, il più riconoscibile. Secondo motivo: la salute degli abitanti.

Tra smentite e rassicurazioni, esiste un caso che è arrivato davanti a un giudice. E’ quello delle centrali di geotermia Bagnore 3 e 4 a Santa Fiora, sull’Amiata. Alla fine di gennaio 2018 il giudice per le indagini preliminari, dopo un’inchiesta ella Procura di Grosseto avviata da una denuncia di Sos Geotermia, ha disposto un incidente probatorio sulle emissioni delle due centrali geotermiche per valutare “la conformità o meno alla normativa di settore delle emissioni relative all’ammoniaca e al mercurio e l’adozione di Enel delle migliori tecnologie disponibili per contenere l’attività inquinante”.

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