“Sono trentadue mesi da quando il corpo di nostro figlio è stato fatto ritrovare barbaramente assassinato al Cairo. Sapesse quanto dolore e quanta fatica ci accompagnano da allora. Nulla è stato più uguale a prima”. Così Paola e Claudio Regeni, in una lettera rivolta al Capo dello Stato, Sergio Mattarella, che li ha ricevuti il 3 ottobre. Il testo è stato pubblicato oggi da Repubblica. Poco più di un mese fa Luigi Di Maio si è recato Al-Cairo e ha riportato la contestata dichiarazione di Al-Sisi: “Mi ha detto che Giulio è uno di noi”. A metà settembre è stato il turno del presidente della Camera Roberto Fico che ha detto: “Senza fatti rapporti tesi e complicati”.

“Non possiamo fermarci”, si legge nella lettera dei genitori. “Abbiamo bisogno, dopo tanta attesa e tante oltraggiose menzogne che alle parole si aggiungano i fatti: dobbiamo sapere chi e perché ha preso, torturato e ucciso Giulio”. “Lo chiediamo non solo da genitori ma da cittadini di quell’Italia che Lei ama, rappresenta e tutela. È un’esigenza corale non una faccenda privata”, scrivono rivolgendosi al presidente: “Lei, che più di tutti ha a cuore la dignità di questo Paese, dia voce a questa nostra richiesta e restituisca fiducia e onore a tutti i nostri concittadini”.

“Chiediamo a Lei e a tutte le istituzioni del governo italiano di sostenere e fare sua, in modo sempre più concreto e tangibile, una richiesta che accomuna e muove cittadini di ogni parte del mondo che in Giulio si riconoscono e per Giulio si mobilitano”, e concludono con un appello: “Le chiediamo di stare dalla parte di Giulio, di tutti i Giuli e le Giulie, dalla nostra parte”.

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