“Sono andati in giro, in lungo e in largo, a cercare fantomatiche soluzioni, salvo poi chiudere la partita esattamente nel solco del lavoro che i governi del Pd avevano costruito”. Maurizio Martina attacca i Cinque Stelle dal palco della Festa dell’Unità di Ravenna sulla chiusura della trattativa per la cessione dell’Ilva grazie all’accordo firmato al Mise tra azienda e sindacati.

“Caro Di Maio, se hai una faccia sola, chiedi scusa a Taranto e all’Italia per le bugie che hai raccontato e per le falsità che hai venduto prima della campagna elettorale e anche dopo”, ha detto il segretario del Pd riferendosi alla “chiusura” prima e alla “riconversione industriale” poi più volte chiesta dal Movimento e cristallizzata anche nel contratto di governo firmato con la Lega.

Che il ministro dello Sviluppo Economico avrebbe condotto in porto la trattattiva fallita con il suo predecessore Carlo Calenda, continua Martina, “costava meno dirlo in campagna elettorale”. Il riferimento è alla proroga del commissariamento delle acciaierie, prolungato da giugno a settembre, per avviare la procedura di accertamento sulla regolarità della gara e avere il tempo di condurre in porto il negoziato sull’occupazione.

“Hanno confermato il lavoro che abbiamo fatto noi e ci hanno fatto costare questa sceneggiata 80 milioni di euro. Su quale conto lo mettiamo, caro Di Maio, chi paga?”, attacca Martina ‘conteggiando’ il numero di giorni trascorso tra la prima scadenza del commissariamento e il giorno in cui Arcelor Mittal entrerà negli impianti, tenendo conto che Ilva, in questo momento, perde circa un milione di euro al giorno.

Anche il suo predecessore, Matteo Renzi, dalla piazza di Firenze, ci mette il carico: “Ci hanno detto che noi facevamo del male ai bambini di Taranto e i 5 Stelle hanno detto che avrebbero chiuso l’impianto. Poi sappiamo cosa hanno fatto: sono stati costretti a fuggire dalla manifestazione di Taranto”, ha detto ricordando la contestazione alla deputata Rosalba De Giorgi avvenuta lo scorso 6 settembre da parte degli ambientalisti scesi in piazza dopo la chiusura dell’intesa sindacale. “Nelle rivoluzioni chi parte giacobino finisce per finire sul patibolo”, ha concluso.

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