Due ponti in condizioni critiche. A cominciare da quello di Madonna delle Piane, dove transitano decine di migliaia di auto al giorno e che corre proprio sopra la ferrovia, la stazione e l’affollatissima via Tiburtina. Un’arteria da imboccare per forza se ci si reca all’ospedale cittadino o all’università, o se si entra/si esce dalla città. Preoccupa, e non poco, anche un altro viadotto molto trafficato, quello di via Gran Sasso; e la rivelazione del fatto che questi due ponti, insieme ad altre diciotto strutture comunali, non abbiano mai ricevuto una verifica di vulnerabilità sismica, nonostante oggi Chieti sia un territorio a rischio terremoti. Occorrerebbero monitoraggi e una manutenzione straordinaria da 4 milioni di euro, ma il sindaco teatino Umberto Di Primio, nell’illustrare il rapporto che ha inviato al ministero dei Trasporti dopo la tragedia di Genova, mette le mani avanti. E le sue parole pesano il doppio, visto che è anche il vicepresidente nazionale dell’Anci (l’associazione dei comuni italiani). “La nostra esigenza primaria è di evitare di continuare a tenere ponti e viadotti in una condizione di manutenzione insufficiente. Se non si interviene presto, si rovineranno ulteriormente – ha spiegato in una conferenza stampa – Perché il mio Comune non fa questi controlli autonomamente? Perché i quattro milioni necessari non potrei recuperarli nemmeno vendendo un’altra farmacia”. Il j’accuse del sindaco di Chieti è continuato così: “Queste non sono spese gestibili nel bilancio ordinario. Sono finanziamenti straordinari che si possono mettere in campo in maniera programmata, perché esistono le emergenze e le necessità ordinarie. Queste spese extra sarebbero affrontabili, sia dal mio che da tutti i comuni italiani, soltanto se il governo realizzasse un piano straordinario delle manutenzioni comunali, provinciali e regionali”.

Il primo cittadino rassicura (“Non c’è un rischio crollo”), ma le parole scolpite nel suo rapporto – per di più frutto di controlli visivi, non strumentali – provocano una certa inquietudine. Prendiamo il viadotto di Madonna delle Piane, che Chieti vorrebbe “regalare” all’Anas: “Presenta tracce di ossidazione dei tondini e degli elementi in ferro. Si evidenziano, in particolare, tracce di ammaloramento del calcestruzzo, nei pressi del guardrail, con segni di distacco ed evidente disconnessione del piano viabile con parziale disfacimento del manto stradale bituminoso”. Non sta messo meglio il viadotto Gran Sasso, soprattutto vicino ai giunti e senza contare la frana inesorabile che imperversa sulla collina che lo sovrasta: “Il sistema franoso in atto, oltre alle sorgenti naturali che interessano la zona, ci obbliga a essere attenti” afferma ancora Di Primio. “Un tratto viario lesionato e degradato, armature ossidate per assenza di copriferro a causa di infiltrazioni d’acqua e guardrail deformato” si legge nella relazione recapitata al ministero che cita pure alcuni sottopassi “in notevole stato di degrado”, afflitti da infiltrazioni, armature ossidate e distacchi di calcestruzzo. “Contesto il metodo del ministero che, costringendo gli enti a effettuare in pochissimi giorni una ricognizione sulle infrastrutture di propria competenza, ci ha messo il cappio al collo. Un atto di vigliaccheria politica assolutamente contestabile, un semplice scaricabarile di responsabilità sui sindaci. Abbiamo fatto ciò che ci è stato chiesto, ma, ora mi aspetto questi 4 milioni di euro”. Per la sicurezza presente e futura di malati, pendolari, studenti universitari e ignari automobilisti di passaggio.

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