La definisce una “folle riforma” che aveva “solo la funzione di proteggere i politici“. Il guardasigilli Alfonso Bonafede torna ad attaccare la nuova legge sulle intercettazioni telefoniche varata dal suo predecessore Andrea Orlando e la cui entrata in vigore è stata prorogata con il decreto Milleproroghe. “Ho bloccato la folle riforma Orlando che aveva solo la funzione di proteggere i politici dalle intercettazioni, e adesso dalle Procure e dal Consiglio nazionale forense ho già ricevuto dei contributi per riscrivere la legge e ho già avuto incontri con le camere penali”, ha detto a Radio 24 il ministro della giustizia del Movimento 5 stelle.  “Le intercettazioni sono uno strumento eccezionale – ha aggiunto – ma deve essere garantito il diritto alla privacy ed anche l’interesse della collettività ad avere indagini efficaci. Sarà importante individuare le parti penalmente rilevanti garantendo il diritto di difesa e l’accesso dell’avvocato” al materiale intercettato. Secondo il ministro, infatti, la parte della riforma Orlando in cui si prevedeva di mettere a disposizione degli avvocati solo dieci giorni per ascoltare in cuffia le intercettazioni “danneggiava il diritto alla difesa“.

Nel suo intervento radiofonico Bonafede ha poi annunciato di aver incaricato  l’ispettorato del ministero “di avviare un percorso di monitoraggio dettagliato” sulla produttività dei magistrati italiani che, ha ricordato, “sono tra i più produttivi d’Europa, ci saranno anche tra loro delle mele marce, ma svolgono una funzione fondamentale e attraverso il monitoraggio si vedrà se c’è qualcuno che lavora male in termini di tempo o gestione del suo lavoro”. Il titolare di via Arenula è intervenuto poi su due delle riforme che dovrebbe varare l’esecutivo dopo l’estate: quella sulla legittima difesa e quella sulla prescrizione. Il primo tema, sostiene il ministro, sarà al centro di un  “dialogo tra governo e parlamento” alla ricerca “di un punto di equilibrio per evitare che il cittadino che ha agito per legittima difesa e si trova da solo in giudizio, si trovi ad affrontare un viaggio in mezzo ai cavilli per dimostrare la sua innocenza”.

Sulla prescrizione, invece, Bonafede si è limitato a ribadire quanto sostenuto in passato: “Voglio che i termini della prescrizione siano ragionevoli, non è un problema che deve ricadere sulle spalle dei cittadini come per il processo per la strage di Viareggio dove due reati minori sono già caduti in prescrizione e non è possibile dire questa cosa ai familiari delle vittime”.  Il ministro della giustizia ha poi annunciato che nello schema di decreto del governo sulla riforma dell’ordinamento penitenziario verrà considerato preferenziale come luogo dove far scontare la pena a un condannato, la struttura penitenziaria più vicina al luogo dove si trova la famiglia o gli affetti del condannato. Il ministro ha ricordato la piaga del rischio di radicalizzazione e il reclutamento di manodopera da parte del crimine organizzato, entrambe fenomeni che si sviluppano nelle carceri. Nel decreto del governo, ha aggiunto ancora Bonafede, “c’è una norma che consentirà laddove è possibile di far intervenire i detenuti al processo tramite videoconferenza con l’adattamento tecnico delle carceri”. Sul fronte dei dipendenti dei tribunali, invece, Bonafede ha riconosciuto di avere bisogno di ancora un po’ di tempo per studiare la situazione: “Giudici di pace e tirocinanti – ha detto – sono persone che hanno lavorato a nero per il ministro all’interno dei tribunali, per 400 euro al mese e senza garanzie previdenziali. Ho bisogno di due mesi di tempo per capire quali sono i margini per invertire la rotta. Devo correggere questa situazione: precarietà non ce ne sarà più”.