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Omicidio Sako Bakari: indagato per favoreggiamento il barista del locale in cui aveva cercato rifugio il 35enne

Aveva detto agli agenti di non conoscere uno degli aggressori ma un'intercettazione lo smentisce. Si tratta del 22enne Cosimo Colucci, l'ultimo dei fermati
Omicidio Sako Bakari: indagato per favoreggiamento il barista del locale in cui aveva cercato rifugio il 35enne
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Sako Bakari, il maliano ucciso all’alba del 9 maggio a Taranto da un gruppo di sei ragazzi, prima di essere accoltellato a morte, aveva cercato rifugio in un bar della zona. Era già emerso, anche grazie alle videocamere di sorveglianza, che il titolare del locale lo avesse allontanato senza nemmeno allertare la polizia. Ora il barista dell’attività è indagato con l’accusa di favoreggiamento nei confronti di uno degli aggressori.

Il maliano di 35 anni è stato ucciso nelle prime ore del giorno. Stava andando in bicicletta, come sempre, verso la stazione della città per prendere il treno verso Massafra, dove lavorava nei campi come bracciante. Il branco di sei persone lo ha accerchiato e ucciso con tre coltellate tra torace e addome: il killer reo confesso di 15 anni, un altro 15enne, due 16enni, il 20enne Fabio Sale e il 22enne Cosimo Colucci. Per tutti l’accusa è di omicidio volontario. Colucci però, comparso oggi davanti al gip Gabriele Antonacci per l’udienza di convalida, ha detto di non aver partecipato ad alcuna aggressione avvalendosi della facoltà di non rispondere. La vicenda del 22enne si collega direttamente a quella del barista perché, come riporta la Gazzetta del Mezzogiorno, il titolare del locale aveva inizialmente detto alle forze dell’ordine di non sapere chi fosse il giovane. Da un’intercettazione è però emerso che invece i due si conoscessero. Da qui, la decisione di indagare l’uomo.

Colucci è stato fermato dalle forze dell’ordine grazie a una nuova analisi delle immagini delle telecamere della zona e grazie a un’intercettazione ambientale eseguita negli uffici della Squadra mobile. Gli investigatori sostengono di aver riconosciuto il 22enne “senza ombra di dubbio” confrontando abbigliamento e tratti somatici. Agli atti c’è anche una conversazione captata tra la sorella di uno dei minorenni fermati e un testimone convocato in Questura che colloca Colucci sul luogo del delitto. Nello scambio infatti il testimone dice di conoscere tutti i presenti in piazza Fontana, dove Bakari è stato ucciso, aggiungendo però che tra le foto mostrate dagli investigatori mancava “Mimmo“, soprannome di Colucci.

Dagli audio di cui sono in possesso gli investigatori poi, emergono dettagli ancora più inquietanti dell’aggressione. I giovani, dopo aver colpito e accoltellato il maliano, ripetono più volte che stava “facendo la parte” (facendo finta) e gli danno dell’“infamone”. Bakari Sako però non stava recitando: è morto poco dopo, steso a terra in una pozza di sangue fuori dal bar in cui aveva cercato riparo. Secondo una ricostruzione del Corriere della Sera, il branco non si era accorto del decesso del bracciante. Dai video in possesso degli agenti, si vedono i ragazzi portare Bakari fuori dal bar: gli rovesciano in faccia dell’acqua e gli tengono le gambe alzate, senza rendersi conto che il 35enne non è più vivo. Si sente poi dire da Fabio Sale: “No’ sté respir eh?” (Non sta respirando?) e qualcun’altro rispondere: “Vid… è viv ancor? Sté buen?” (Vedi, è ancora vivo? Sta bene?).

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