Tutti sanno cos’è la Barcolana: la più grande regata al mondo, che si svolge a Trieste agli inizi d’ottobre, in un clima di festa, perché vi partecipano, fianco a fianco, le grandi barche da regata e la bagnarola del vicino di casa. Quest’anno, poi, è la cinquantesima edizione, sicché gli organizzatori, la Società velica di Barcola e Grignano, hanno voluto fare le cose in grande. Usando i contatti fra gli sponsor e l’artista internazionale Marina Abramovic, hanno cominciato a lavorare sin dal novembre scorso a un manifesto della regata sul tema della difesa del mare. Il messaggio iniziale era: «Chi ama il mare, ama la Terra». Poi la performer di Belgrado ci ha voluto mettere del suo e lo slogan, a gennaio, è diventato «We’re all in the same boat» (Siamo tutti sulla stessa barca»), scritto su una bandiera bianca sventolata ironicamente dalla stessa Marina in una posa da Guardia Rossa.

Ora, a me l’ironia piace sempre: al punto che i miei direttori di giornale devono spesso dirmi: Mauro, lascia perdere, tanto la gente non capisce. Qui, in realtà, l’ironia non si capisce davvero, e insomma il manifesto non è un granché: anche se non si può andare da Marina Abramovic dicendole «Baby, facciamo come dico io». Il problema è che appena il manifesto ha cominciato a circolare ormai era luglio, c’era il Governo del Cambiamento con annesso tormentone della caccia al migrante. Sicché, il vicesindaco leghista di Trieste ha fatto due più due. Altro che ironia: l’Abramovich dev’essere la solita radical chic comunista, e lo slogan «Siamo tutti sulla stessa barca» dev’essere per forza filo-immigrazione, peggio, anti-Salvini. Di qui tuoni, fulmini e minacce di questo tenore: «Solo alla task force staliniana della Abramovich non è venuto il sospetto di interferire con l’azione del Governo», addirittura.

Il sindaco Di Piazza, un bravo cristo, in fondo, non se l’è sentita di smentire del tutto il proprio vice e ha dichiarato che la manifestazione va avanti. Anche perché ce lo vedete il Comune di Trieste a mettersi di traverso rispetto al più grande evento triestino di sempre, che muove altri quattrocento eventi secondari e un centinaio di associazioni? Così la il Caso Barcolana ha galleggiato per un po’ sui giornali, che ci hanno visto l’ennesima deriva autoritaria di marca leghista, e anche sui social: dove i triestini, che nella loro storia hanno visto ben altro, si sono sbizzarriti a comporre parodie del manifesto incriminato. Ora il vicesindaco dice che il manifesto può restare, purché nascosto: che è una toppa peggiore del buco, come dicono da queste parti. Io propongo agli organizzatori, al vicesindaco e pure alla Marina un’altra soluzione. Vista la tempesta, perché non scrivere sulla bandiera «Siamo tutti nello stesso bicchier d’acqua»?

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