E’ stata la prima roccaforte rossa a cadere. E sarà anche la prima in cui il centrosinistra cercherà il riscatto per dare un segnale (forse) anche a livello nazionale. Livorno, che nel 2014 si svegliò grillina dopo più di settant’anni di governi di centrosinistra, tra un anno si torna al voto e il Pd proverà a rimettere insieme i cocci per riprendersi la città. La strategia, per il momento, sembra un po’ particolare, non nuova in altre zone del Paese, inedita in una Regione rossa: nascondere se stesso. Dopo le elezioni politiche, quando in città centrodestra e Movimento 5 Stelle hanno raccolto insieme più del 50 per cento dei voti, i dirigenti del Partito Democratico locale hanno pensato ad una strategia per non uscire nuovamente sconfitti alle prossime amministrative: aprire la coalizione a tutte le altre forze di sinistra che quattro anni fa avevano spianato la strada al grillino Filippo Nogarin e soprattutto proporre una candidatura civica che non provenga dalle fila del Pd. “Per sconfiggere l’amministrazione Nogarin a Livorno bisogna superare il perimetro del Pd – spiega a ilfattoquotidiano.it Andrea Romano, deputato fedelissimo dell’ex segretario Matteo Renzi e coordinatore locale – In città esiste una maggioranza che si contrappone al governo gialloverde che non è rappresentata integralmente dal Pd e per questo il candidato potrebbe anche essere una figura civica in grado di riunire tutte le forze progressiste”.

Livorno quattro anni fa è stata il “caso zero” di una serie mai conclusa di sconfitte del centrosinistra alle elezioni amministrative, in Toscana e in tutta Italia: Roma a Torino nel 2016, a Genova, Pistoia e Carrara un anno dopo, Terni, Siena, Pisa e Massa a giugno. Lo schema, sempre lo stesso: un centrosinistra in frantumi per le divisioni interne, un sistema di potere durato talmente a lungo da far coincidere il partito con l’establishment e i ballottaggi che favoriscono le forze d’opposizione. A Livorno, tuttavia, la discesa non sembra ancora finite: alle Politiche, in città, il Pd ha perso circa 15mila voti rispetto al 2013 (dal 39 al 28 per cento) mentre la Lega ne ha guadagnati altrettanti (dallo 0,4 al 15%), il rischio che la città tra un anno passi ad un sindaco del Carroccio è tutt’altro che remota: a Pisa, a 20 chilometri da qui, è successo poche settimane fa. Così la soluzione pensata dai dirigenti democratici è quella di mettere il partito in seconda fila presentando una proposta alternativa a Lega e M5S che parta dalla società civile.

Il consigliere regionale del Pd Francesco Gazzetti
Eva Giovannini, inviata e conduttrice di Rai3

Il primo a partire è stato il consigliere regionale del Pd Francesco Gazzetti che ha presentato la sua nuova associazione culturale (“A Livorno!”) in grado di riunire diverse anime del mondo progressista cittadino: tra i fondatori ci sono l’ex garante dei detenuti Marco Solimano, la presidente dell’associazione di volontariato Cesvot, il presidente dell’Associazione delle vittime della Moby Prince, Loris Rispoli. “Dobbiamo evitare la deriva di destra di questa città – dice Gazzetti – Da Livorno può arrivare il primo segnale di riscossa anche a livello nazionale e per fare ciò è necessario andare a parlare anche a chi non la pensa come noi”. Le aspirazioni politiche di Gazzetti a Livorno sono note da molto tempo e le sue dirette facebook sui problemi della città – rifiuti, parcheggi a pagamento e degrado nelle periferie – sono molto seguite: “Se mi candido a sindaco? Se la città me lo chiederà io sono a disposizione – risponde a ilfatto.it – ma per prima cosa è necessario andare oltre il perimetro dei partiti e poi la selezione del candidato dovrà avvenire in maniera democratica e trasparente: magari con le primarie”. Oltre a Gazzetti sono diversi i nomi fatti per correre contro Nogarin, che dovrebbe ricandidarsi per un secondo mandato, e la destra a trazione leghista: l’assessore regionale all’Istruzione Cristina Grieco ma soprattutto Eva Giovannini, livornese, inviata e conduttrice a Rai3, autrice di Europa anno zero (libro del 2015 sul ritorno dei nazionalismi) e soprattutto non iscritta al Pd. “Penso che Giovannini possa essere una figura di grande profilo – conferma il suo principale sponsor Andrea Romano – sarebbe l’espressione di quei livornesi che vogliono tornare in città dopo tanto tempo: lei sarebbe il simbolo di un’eccellenza prodotta dalla città e anche la rappresentante civica ideale di una sinistra che ha a cuore i valori di umanità e democrazia messi in discussione da Lega e M5s sia a livello nazionale che locale”.

 

Oltre all’idea concreta di candidare una figura civica, il sogno del Pd è quello di presentarsi alle elezioni con una coalizione più ampia possibile, che comprenda anche le altre forze politiche di sinistra che nel 2014 avevano contribuito alla sua disfatta elettorale come Buongiorno Livorno e Futuro!. Negli ultimi giorni si è aperto un dialogo tra le diverse forze politiche a colpi di lettere pubblicate sul Tirreno ma le posizioni sembrano ancora molto distanti. L’obiettivo del Pd, continua Romano, è quello di “costruire un’opposizione democratica sia alla gestione familistica di Nogarin (vedi il caso Lanzalone) che alla deriva xenofoba della Lega e per evitare che governino la città è necessario unire tutte le forze progressiste”. Alla sua sinistra, però, non tutti sono d’accordo: secondo Andrea Raspanti (di Futuro!, 4 anni fa candidato-sindaco per la sinistra-sinistra) l’idea di “mettersi tutti insieme” per evitare lo spauracchio di Lega e M5S “non funziona più perché non esiste più questa capacità di mobilitazione e poi se vogliamo costruire un progetto di città alternativa dobbiamo, per prima cosa, trovare delle convergenze sui temi e poi il Pd deve mettere in discussione le sue politiche degli ultimi anni rinnovando la sua classe dirigente a livello locale”. Marco Bruciati di Buongiorno Livorno (la lista di sinistra che per poco non andò al ballottaggio al posto del M5s) esclude ogni tipo di alleanza (“almeno al primo turno”) a meno che il Pd non rinunci al simbolo: “In quel caso si aprirebbe tutta un’altra partita – dice a ilfatto.it – ma allo stato attuale il Pd continua ad essere parte del problema di questa città”. A ottobre si aprirà il congresso del partito e da lì partirà la lunga campagna elettorale. Obiettivo: riconquistare Livorno.