A Monfalcone, 28mila abitanti, 6mila migranti circa, il sindaco Anna Cisint ha deciso di escludere 60 bambini dalla scuola dell’infanzia al grido di “prima gli italofoni”.
L’amministrazione ha deciso di fissare un tetto massimo di presenza non italiana al 45%.
Chi non rientra in questa quota a settembre non entrerà in aula a meno che altri comuni non si facciano carico di questa situazione.
Motivo? Bloccare l’emorragia delle famiglie di Monfalcone che non iscrivevano più i loro figli a scuola perché in alcune classi la percentuale degli stranieri era del 99%.

La prima cittadina leghista, presa carta e penna con la complicità di due dirigenti scolastici (che a questo punto sarebbe curioso sapere chi hanno votato), ha steso un accordo di programma dove tra gli obiettivi c’è quello di “incentivare le iscrizioni a Monfalcone in particolare delle famiglie italofone residenti”.
Non solo. Durante la puntata di “La Radio ne parla” su Radio1 di mercoledì mattina ha precisato: “Sono bambini che non sono italafoni. E’ una questione di buon senso e di equilibri”.
E ieri sulla sua pagina Facebook in perfetto stile Salvini ha postato un video dove spiega: “Avere classi con il 99% di alunni non italafoni è ghettizzare i bambini. Abbiamo dato delle risposte in termini di qualità dell’offerta formativa stabilendo che una delle basi di partenza non poteva che essere un riequilibrio dei numeri che erano a sfavore dei bambini italiani. Abbiamo dimezzato la fuga”.

Mi chiedo dov’erano il segretario Scuola cgil e gli amministratori anche regionali fino 2 anni fa…chi tutelava l’unico bambino italiano della classe? Perché le famiglie monfalconesi scappavano e portavano i loro figli nelle scuole dei comuni vicini? Alla presenza della Serracchiani nell’occasione di una sua visita, avevo consegnato un dossier sui problemi del ‘caso scuola’ di Monfalcone all’allora ministro Fedeli che non si e fatta mai sentire….Credo che lo sdegno di taluni sia probabilmente fuori tempo massimo e che l’ardore ideologico di chi fino a ieri stava zitto e oggi preferisce le classi ghetto e i monfalconesi in fuga sia quanto meno pericoloso.

Pubblicato da Anna Cisint su Mercoledì 11 luglio 2018

Qualche domanda e riflessione.

Primo passaggio. L’italofono è colui che usa correntemente o prevalentemente la lingua italiana.

Secondo. Secondo i dati ufficiali del Miur, gli alunni con cittadinanza non italiana nati in Italia alla scuola dell’infanzia sono l’85,3%. In Friuli Venezia Giulia gli alunni stranieri sono il 14,1%. Di questi l’11,5% è nato nel nostro Paese e solo il 2,5% è nato all’estero e si è poi iscritto alla scuola dell’infanzia in Italia.

Terzo punto. Sempre secondo i dati Miur in Friuli Venezia Giulia le classi con oltre il 30% di presenza di alunni stranieri in totale e nati all’estero, è dello 0,2% alla primaria, dello 0,1% alle “medie” e dell’1,1% alle superiori. Purtroppo manca il dato dell’infanzia ma è facilmente intuibile una cifra.
Ne consegue che, con ogni probabilità (a meno che quel 2,5% citato sopra non sia tutto concentrato a Monfalcone), i bambini che si iscrivono alla scuole di questa città siano per una larghissima maggioranza nati in Italia.
Ma la sindaca fa una distinzione sulla quale vale la pena di soffermarsi: l’italofonia. Questi bambini nati in Italia sono italofoni?
Immagino a questo punto che Cisint abbia fatto un test ufficiale ai piccoli di 3-4 anni per misurare la loro capacità di parlare l’italiano. In questo caso vorremo vederlo.

Quarto punto. La distinzione e la preoccupazione per le famiglie italiane che fuggono dalla scuola perché vi sono classi con la maggior parte di bambini stranieri è preoccupante. Poiché non voglio mettere in discussione le parole della sindaca davvero i cittadini di Monfalcone misurano la qualità di una scuola dell’infanzia sulla base del colore della pelle delle persone che la frequentano? O sulla correttezza dell’uso dell’italiano?
Ma per una volta dico anch’io “prima gli italiani”.

Voglio anch’io un’Italia sicura, senza criminalità, senza paura. Ma dev’essere chiaro che un bambino, migrante o non, che non va alla scuola dell’infanzia forse avrà più problemi alla primaria e alle medie. Alle superiori magari verrà bocciato. Potrebbe finire tra quella percentuale di abbandoni e qualche anno più tardi in carcere. Ci vuol tanto a capire che garantire a tutti, anzi soprattutto a chi magari non parla italiano, la scuola è un investimento per gli italiani doc?

Fabula docet. In Sudafrica, dove sono stato e dove ho visitato diversi musei sull’apartheid, nell’epoca della segregazione razziale la legge prevedeva una serie di provvedimenti tutti tesi a rendere più difficile per i neri l’accesso all’istruzione.