di Margherita Cavallaro

Cari lettori, sabato 7 Luglio a Londra si è tenuto il Pride. Più di 500 gruppi hanno sfilato nella parata (incluso ovviamente quello di Wake Up Italia) e più di un milione di persone vi hanno assistito. È stata come al solito una giornata fantastica (salvo un particolare inconveniente di cui parlerò separatamente perché so come fidelizzare il lettore), ma in questo attuale clima politico più che in altri anni sento il dovere di fare una precisazione già immaginandomi i commenti geniali su come il Pride sia una carnevalata e solo una scusa per fare festa. Ebbene, le scuse per fare festa ci piacciono sempre, ma non marciamo una volta all’anno tra giugno e luglio perché ci piace metterci le parrucche e ubriacarci facendo finta di essere dei vichinghi.

Cos’è allora il Pride? Essendo limitata in spazio in questa sede (“Meno male!” direte voi), semplificherò per voi la storia. In America, negli anni 60, non solo il sistema giudiziario era completamente anti-gay (in alcuni stati tutt’ora è legale licenziare qualcuno perché omosessuale), ma l’omosessualità era considerata una malattia psichiatrica, essere uomini anche solo vagamente effeminati o donne minimamente mascoline era considerato socialmente inaccettabile e la polizia passava il tempo a fare raid senza buoni motivi nei locali dove si sapeva gli omosessuali si radunassero. Per farla breve chi era omosessuale, transessuale o diverso da Ken/Barbie veniva regolarmente picchiato dalla polizia, discriminato, licenziato, cacciato di casa, isolato, internato.

La situazione era così terribile che gli omosessuali erano costretti ad affidarsi alla mafia (Italiana) per trovare degli spazi “sicuri”. Uno di questi era una palazzina a Manhattan chiamata Stonewall Inn. Il 28 Giugno 1969, però, la polizia fece un raid in quella palazzina e la corda si spezzò. Al grido di “ci avete trattato come merda per anni, adesso tocca a voi”, la popolazione della palazzina prima e di tutta la strada poi si ribellò violentemente iniziando una guerriglia urbana che durò diversi giorni e notti. Il tutto si concluse con la riappropriazione della palazzina e della strada in cui nacquero i primi movimenti attivisti e di liberazione della comunità Lgbt+.

Come si passa allora da quello alle parate piene di glitter e musica? Vi faccio un bignami di quello che state davvero vedendo durante un Pride.

1. Fischietti. Venivano usati già dal tardo 19esimo secolo per allertare la polizia di qualche emergenza o reato. Negli anni 60, in America, vennero adottati nei quartieri dove erano presenti comunità Lgbt+ per allertare la comunità di qualche attacco violento da parte della polizia o altri. Usare i fischietti al Pride rievoca questa misura.

2. Parrucconi, drag queen e king, transessuali e transgender (che non sono la stessa cosa, eh). Molti dei primi attivisti e originari protagonisti delle rivolte (a cominciare da quella dello Stonewall Inn) erano donne e uomini trans e drag queen/king ed erano i più colpiti dalle discriminazioni. La parte trans della comunità è da sempre fondamentale nell’impegno per la liberazione, così come lo sono gli artisti drag che da sempre sfidano gli stereotipi sociali di genere. Per questo è giusto onorare queste parti della comunità mettendole in primo piano.

3. Tamburi, urla e musica. Per ricordarci che in una società che non ci ascolta noi faremo sempre più chiasso, finché non avremo la dovuta attenzione.

4. Colori e costumi. Per ricordarci che in reazione a ministri che sostengono che noi non esistiamo ci renderemo talmente visibili e appariscenti da non poter più essere ignorati.

5. Parziale nudità. Per ricordarci che in una società che ci inculca la vergogna dimostreremo che non c’è nulla di cui vergognarsi nel mostrare quello che si è e nel mettersi (più o meno metaforicamente) a nudo davanti agli altri.

6. Glitter. Rendono tutto più favoloso.

Il Pride, come il Natale, è una commemorazione: la commemorazione del giorno in cui ci stufammo di essere picchiati, emarginati, discriminati, ignorati, arrestati, rinchiusi in manicomi, uccisi. Di quando decidemmo che non avremmo più subito in silenzio e preteso di essere trattati come esseri umani, con gli stessi diritti giuridici di chiunque altro. Quello che ora ci rifiutiamo di fare è distruggere le macchine e assalire i poliziotti (che hanno smesso di assalire noi) perché non si può coerentemente cercare di lottare per uguaglianza e amore con odio e rabbia. Mi raccomando: leggete bene questa frase e, dopo aver ammirato la maturità della nostra comunità, stampatevela bene in mente e imparate anche voi dal Pride.

Imparate a non dimenticare da dove venite, a chi dovete le vostre libertà e a quale costo queste sono venute. Imparate a non perdere mai di vista i diritti che ancora non avete, a non arrendervi finché non li avrete ottenuti e a non farvi ingannare accontentandovi di qualcuno che ogni tanto vi lancia un osso. Imparate a imparare dalla sofferenza e a trasformarla in gentilezza, compassione e arte come facciamo noi. E imparate a usare il glitter. Non c’è mai abbastanza glitter nel mondo.