Nei giorni scorsi ho scritto ai membri del Consiglio Direttivo dell’Associazione Luca Coscioni (di cui faccio parte) sollecitando una nostra uscita pubblica contro la decisione del governo giallo-verde di ritenere sufficiente un’autocertificazione dell’avvenuta vaccinazione dei bambini, al posto della documentazione richiesta per legge, in vista di una revisione generale dell’obbligatorietà vaccinale. Ho avuto alcune risposte di consenso alla mia proposta ma anche diversi pareri contrari (o almeno molto cauti) di cui mi sembra utile riportare una sintesi.

Mario Riccio (per chi non lo ricordasse, il medico di Welby) scrive: “Ci siamo ridotti ad essere un paese che per assurdo deve – per semplificare – imporre l’obbligo, cosa che dovrebbe essere invece scontata. Non dimentichiamo che in fondo è richiesta una dichiarazione che risulta pericolosa per le conseguenze per chi poi non può dimostrare che il figlio è vaccinato (ad esempio se poi contrae la malattia ) o che non si è presentato alla data fissata. D’altronde il rischio era che alcuni bambini non fossero ammessi a scuola, peraltro obbligatoria nel percorso iniziale. Poi vedremo se aboliranno veramente l’obbligo”.

Guido Silvestri (professore ordinario di patologia generale alla Emory University di Atlanta, Usa) fa presente che “non è un caso che non ci sia obbligo di vaccinazione in paesi come Inghilterra, Germania, Svezia, Finlandia, Olanda, Spagna, Danimarca, Irlanda, Norvegia, Canada e 47 Stati degli Usa su 50″. E precisa molto opportunamente che “la vera battaglia ideologica in corso è tra Scienza e no-vax, non tra pro-vax sostenitori dell’obbligo e pro-vax scettici sull’obbligo (come il sottoscritto e tanti altri)”.

Molto ampie le considerazioni di Gilberto Corbellini ordinario di storia della medicina all’Università di Roma, il quale ricorda che ancora nel 2003 l’associazione dei medici inglesi, pur di fronte all’aumento dei casi di morbillo ed ai morti soprattutto in Galles come conseguenza del caso Wakefield disse che non era comunque il caso di introdurre l’obbligatorietà. E’ una questione di cultura e di senso civico. In Italia non farei mai una battaglia contro l’obbligatorietà perché non c’è una cultura civile capace di assumere le responsabilità delle scelte di salute su basi individuali”. Alcuni dei miei interlocutori si sentono rassicurati dal fatto che il ministro della Salute, il medico pentastellato Giulia Grillo, che aspetta un figlio, ha assicurato che lo farà vaccinare. A Corbellini ho risposto così: “Caro Gilberto, se tu stesso dici che non vedo perché non farne una a favore della obbligatorietà, o almeno ‘tampinare’ i nostri (per lo più) ignoranti governanti per evitare scelte negative”.

Subito prima di inviare questo articolo, ho ricevuto altri due contributi. Il primo dal presidente della nostra Associazione, Michele De Luca, Professore ordinario nel Dipartimento di Scienze della Vita e Direttore del Centro di Medicina Rigenerativa “Stefano Ferrari” dell’Università di Modena. Anche De Luca non vede con favore la obbligatorietà dei vaccini, ma suggerisce intense campagne di stampa ed una stretta vigilanza (con sanzioni) sui medici di famiglia che sconsigliano le vaccinazioni. De Luca lascerebbe libertà di scelta alle famiglie “con tre cruciali conseguenze chiaramente scritte in una legge e con decreti che ne assicurino la corretta applicazione:

A) se decidi di non vaccinare i tuoi figli, il Ssn non ti copre alcun costo che derivi dalla malattia per la quale non lo hai vaccinato (e per la quale era previsto il vaccino). Toccare il portafoglio funziona sempre;
B) se tuo figlio dovesse morire di malattia per la quale non hai fatto il vaccino previsto (35 morti in Italia quest’anno per il morbillo?), d’ufficio, sei perseguibile, d’ufficio, per omicidio colposo (con certezza di pena). Ci pensano due volte prima di rischiare;
C) se a seguito della tua decisione, bambini immunodepressi vicini a tuo figlio si ammalano di quella malattia, TU, non il SSN, copre le spese sanitarie di quei bambini.”

Il secondo contributo è di Silvio Viale, ginecologo a Torino e dirigente radicale. Riprendo due punti del suo articolato intervento, in cui la proposta della ministra Grillo è definita “ponziopilatesca”:

(1) Il rifiuto del vaccino può essere contemplato, ma solo nei casi in cui le conseguenze riguardano il singolo individuo (esempio tetano), dovrebbe riguardare solo i maggiorenni e dovrebbe essere annotato nel fascicolo sanitario.

(2) Il rifiuto del vaccino non può riguardare il minorenne, qualora il vaccino sia conseguente a scelta dello Stato, perché il bambino non è proprietà dei genitori, ma vi è un interesse maggiore del bambino (vedi Testimoni di Geova e trasfusioni infantili).

(3) Andrew Jeremy Wakefield (1957) è un ex medico e chirurgo britannico, conosciuto principalmente per una pubblicazione scientifica fraudolenta del 1998, in cui sosteneva la correlazione, oggi smentita, tra il vaccino trivalente MPR (morbillo, parotite, rosolia) e la comparsa di autismo e malattie intestinali.

Da questo dibattito, che spero continui e si allarghi, mi pare che alla fine stia venendo fuori una posizione abbastanza comune: non fare una crociata per l’obbligatorietà ma vigilare e farsi sentire perché le scelte finali del governo siano accettabili.