Il decreto Dignità “è un buon inizio poi il Parlamento cercherà di renderlo ancora più efficiente e produttivo”. Il vicepremier Matteo Salvini ha detto di essere soddisfatto per il primo atto del governo che porta la firma del collega M5s Luigi Di Maio. Ma ha anche dichiarato che “bisogna fare di più” e per questo interverrà l’Aula. “Arginare le delocalizzazioni”, ha detto a margine dell’assemblea Ania, “il gioco d’azzardo e la ludopatia e tentare di mettere mano alla precarietà con modalità su cui poi lavoreremo in Parlamento è un buon inizio”.

Il ministro del Lavoro, replicando poco dopo, non ha chiuso alla possibilità di intervenire sul provvedimento: “Il Parlamento è sovrano“, ha detto, “se le modifiche vanno dell’ottica del miglioramento troveranno il M5s disponibile al dialogo. Se invece vogliono annacquare le norme che abbiamo scritto, allora saremo un argine. Non si arretra sulla precarietà, sulla sburocratizzazione, sulla lotta al gioco d’azzardo e alle multinazionali che delocalizzano dopo aver preso soldi allo Stato”.

E mentre già nel governo gialloverde si parla di modifiche, il dl Dignità subisce gli attacchi, al netto degli avversari politici, del mondo delle imprese e del calcio. I primi critici per il fatto che il decreto economico del nuovo esecutivo “sia intitolato al recupero della dignità dei lavoratori“, ritenuto dagli industriali “un segnale molto negativo per le imprese”. I secondi colpiti nel portafoglio dalla stretta alla pubblicità sul gioco d’azzardo, con il presidente della Lega Serie A Gaetano Miccichè che si dice “preoccupato per la tenuta occupazionale e lo sviluppo del calcio italiano e del suo indotto”.

Da Confindustria a Confcommercio, tutte le “Conf” concordano con le parole di Alessio Rossi, numero uno dei giovani industriali: “E’ un po’ un ritorno al passato“. Che poi è anche il titolo dell’editoriale in prima pagina su Il Sole 24 ore. Guido Gentili sulle colonne del quotidiano di proprietà della stessa Confindustria definisce le misure introdotte dal dl Dignità “un tuffo nel passato”, e si domanda se il testo non sia ispirato “a un’idea novecentesca di un mercato del lavoro bloccato” e se chi l’ha scritto si sia “dimenticato che la campagna elettorale era finita”. E rispetto a un “passo d’avvio più anti-storico che storico”, Gentili aggiunge qualche riga sopra che ormai “il danno è fatto” e “con queste misure avremo più cause legali che occupati“.

“Le nuove regole incideranno parecchio sulle aziende, molte salteranno per aria“. E’ ancora più diretto l’attacco di Matteo Zoppas, presidente di Confindustria Veneto. Intervistato su La Stampa, anche lui si scaglia contro le misure introdotte per combattere il precariato: “Abbiamo bisogno di flessibilità – dice – qui si sta andando oltre il garantismo, lontano dalla meritocrazia”. Anche sulla stretta contro le delocalizzazioni Zoppas ha le sue riserve: “Giusto puntare il dito contro gli approfittatori – ammette – ma ricordiamoci che ci sono diversi casi in cui, rispetto a delocalizzare, l’alternativa è chiudere”.

Tutta un’altra partita quella che gioca il mondo del calcio, appoggiato comunque dagli industriali del Sistema Gioco Italia, oltre che da editori ed emittenti televisive. Come i club di Serie A, anche tv e giornali beneficiano di pubblicità e sponsorizzazioni che arrivano dal settore dell’azzardo e sono molto preoccupate per gli effetti economici che potrebbero derivare dal divieto introdotto con il decreto. Dopo le critiche delle società di betting e degli editori, nel pomeriggio di martedì è arrivato anche il comunicato della Lega Serie A. La Confindustria del pallone sottolinea “la palese disparità rispetto alle altre nazioni in Europa e nel resto del mondo, dove non esistono divieti di questo tipo, ed evidenziando le negative conseguenze in termini di indotto e occupazione in Italia”.

“Impedire alle aziende di questo settore di investire in promozione nel nostro Paese porterebbe svantaggi concorrenziali ai club italiani, dirottando all’estero i budget pubblicitari destinati alle nostre squadre”, attacca la Lega Serie A. Poi sostiene che con l’addio agli sponsor dell’azzardo “lo Stato italiano perderebbe, nel corso dei prossimi tre anni, fino a 700 milioni di gettito proprio come conseguenza del divieto”. Il pallone chiede di “aprire un tavolo di lavoro con tutte le parti interessate, nella speranza che il provvedimento già approvato possa essere opportunamente rivisto”. Il presidente Miccichè chiede di individuare “soluzioni concrete” e ricorda che “l’industria del calcio è tra le prime dieci in Italia e occupa, direttamente e indirettamente, circa 130mila persone“.