Al polso Marta Dillon porta un fazzoletto verde, il simbolo della lotta per l’#abortolegal che il 13 giugno scorso in Argentina ha superato il primo scalino in Parlamento. Anni di battaglie e manifestazioni culminati in una legge, passata per ora alla Camera dopo una discussione di quasi 24 ore, che finalmente riconosce il diritto all’aborto legale, sicuro e gratuito. “Promotrici sono state soprattutto le adolescenti che sono scese in piazza e hanno rivendicato il diritto all’autonomia per tutte – spiega l’attivista di “Ni Una Menos”, il movimento femminista partito dall’Argentina nel 2015 e poi diffusosi in tutto il mondo, Italia compresa. “Se prima ci si batteva soprattutto in nome delle donne povere, costrette ad abortire in condizioni pericolose e di clandestinità, questa legge sancisce oggi la possibilità di decidere sui nostri corpi e uscire dal comandamento patriarcale per cui si può gioire del sesso solo quando è legato alla maternità”.

Scrittrice e giornalista, lesbica, madre e sieropositiva, Marta Dillon in questi giorni è a Bologna per una serie di incontri sul femminismo mentre al Biografilm Festival parlerà del documentario che sta girando, “Línea 137”, una linea di intervento antiviolenza. “Quando la vittima chiama, interviene una squadra composta da una psicologa e assistenti sociali che come prima cosa cacciano di casa la persona violenta – spiega Dillo al fattoquotidiano.it – e accompagnano la vittima fino alla denuncia. Il documentario si concentra sul lavoro delle operatrici, donne in campo per difendere altre donne, una sorta di burnout contro la violenza machista, che abbiamo naturalizzato e di cui ci siamo fatte carico”. Dillon è anche tra le fondatori di “Hijos”, l’associazione che raccoglie i figli e le figlie dei desaparecidos della dittatura militare argentina, “L’abbiamo creata quando c’era un’impunità verso il terrorismo di stato. Abbiamo iniziato segnalando in maniera evidente i quartieri in cui avvenivano gli omicidi. Come Ni Una Menos ci riconosciamo nei figli e nelle figlie dei desaparecidos, è una questione femminista che ci permette di creare delle connessioni e una giustizia alternativa”.