Non “banalizzare”“volgarizzare” la difesa d’ufficio, men che meno quella dei migranti perché “prevista dalla Costituzione” per “scongiurare l’applicazione del ‘diritto di diseguaglianza’ fissato dal regime fascista attraverso le leggi razziali e i tribunali speciali”. Il Consiglio nazionale forense, con una lettera aperta al Corriere della Sera, risponde alle critiche del ministro dell’Interno, Matteo Salvini, che prima in un’intervista allo stesso quotidiano e poi durante l’informativa al Senato sul caso Aquarius, aveva parlato della “lobby degli avvocati d’ufficio” che presentano i ricorsi dopo il respingimento della richiesta d’asilo “facendo milioni sulla pelle dei migranti”.

Un istituto, quello della difesa d’ufficio, scrive il presidente Andrea Mascherin, che “non c’entra nulla con la materia della migrazione e delle richieste d’asilo”. Definendola uno “strumento di democrazia avanzata” e “garantito da tutte le carte dei diritti fondamentali nazionali e internazionali”, il Consiglio nazionale forense chiarisce come il diritto alla difesa d’ufficio “non va né banalizzato né volgarizzato, se non altro per rispetto di chi ha dimostrato così tanto amore per il proprio Paese offrendo la propria vita in luogo di una meno rischiosa retorica”.

Con particolare riferimento alla materia della migrazione, Mascherin spiega che segue “una procedura di natura amministrativa in una prima fase, dove neppure è prevista la presenza dell’avvocato, e una civilistica in sede di eventuale impugnazione di fronte a sezioni specializzate, dove interviene l’avvocato e dove il migrante può chiedere di essere ammesso al patrocinio a spese dello Stato, istituto espressamente previsto dalla nostra Costituzione e, fra l’altro, dalla Cedu“. La difesa d’ufficio, attacca il presidente del Consiglio forense, è prevista “al fine di scongiurare l’applicazione del “diritto di diseguaglianza” fissato dal regime fascista attraverso le leggi razziali e i tribunali speciali” e specifica che il patrocinio a spese dello Stato “non viene riconosciuto automaticamente, ma risponde a rigorosi criteri, compresi quelli legati ad una non infondatezza della impugnazione“.

Infine, aggiunge Mascherin nella lettera aperta, “le percentuali di rigetto da lei indicate nella misura del 58% attesterebbero una percentuale di accoglimento del 42%, che è percentuale assai elevata e non sacrificabile. Diversamente sarebbe come dire che se in un naufragio non si riuscisse a salvare 58 vite su cento, bisognerebbe fare annegare anche le restanti 42. Ma certo Lei non pensa ciò e neppure la Costituzione”.

L’Associazione nazionale forense, invece, si augura che la linea di Salvini “non sia condivisa dal ministro della Giustizia Bonafede e dal premier Conte, che in qualità di avvocati siamo certi siano consapevoli dell’importanza di garantire sempre e comunque la difesa dei diritti dei più deboli“. In una nota l’avvocato Luigi Pansini, a nome dell’associazione, afferma che “Salvini si è espresso in maniera approssimativa e pretestuosa, senza conoscere l’impianto della nuova disciplina sulla protezione internazionale e senza sapere che in materia di patrocinio a spese dello Stato, cosa ben diversa dalla difesa di ufficio, vi sono precise condizioni da soddisfare per poterne fruire, regole che sono valide per tutti e che riguardano anche la fondatezza dell’azione da intraprendere”.