Cambiano i governi, ma quella frase torna sempre. Un tempo era il ritornello di Silvio Berlusconi, poi è entrato nell’azione di governo di Matteo Renzi per accontentare l’alleato Angelino Alfano e ora diventa materiale (forse di propaganda) di Matteo Salvini, il più attivo dei contraenti del governo M5s-Lega: “Io sono contro ogni tipo di coercizione, fosse per me non ci sarebbe alcun limite alla spesa di denaro contante, perché ognuno è libero di usare i soldi del suo conto corrente come vuole, dove vuole e pagando quello che vuole”. Salvini lo dice dove sa che prenderà l’applauso, il palco dell’assemblea annuale di Confesercenti a Roma. Ma da una parte la proposta non è contenuta nel Contratto di governo stipulato con i Cinquestelle. Dall’altra l’abbassamento del tetto di spesa in contanti contrasta con la lotta a riciclaggio di denaro, evasione fiscalecorruzione (citata nel contratto di governo) e per riflesso anche alla criminalità organizzata. Proprio ieri il capo del Viminale, in un’intervista a Otto e mezzo, su La7, aveva detto che un dossier che gli sta particolarmente a cuore è la restituzione dei beni confiscati alla mafia perché “voglio che gli italiani capiscano che lo Stato è meglio della mafia, della camorra e della ‘ndrangheta”. Peraltro uno dei passaggi del discorso di insediamento del presidente del Consiglio Giuseppe Conte più applauditi dalla maggioranza era stato proprio quello per l’aggressione ai beni patrimoniali della criminalità organizzata.


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Così dopo le paroledi Salvini si solleva la protesta delle opposizioni di sinistra: “È impressionante che sia proprio il ministro dell’Interno del nostro Paese a sperare che non ci sia un tetto al limite nell’uso del contante – afferma Nicola Fratoianni di Liberi e Uguali – Un messaggio devastante per gli onesti e una manna all’Italia dei troppi evasori fiscali e delle cosche che riciclano i soldi sporchi“. “Ora che Salvini vuole eliminare qualsiasi tetto ai contanti, mentre mafia e camorra festeggiano sul serio, cosa dicono tutti quelli che tre anni fa accusavano Renzi per un semplice aumento di soli 2mila euro?” scrive su facebook il deputato del Partito democratico Michele Anzaldi. Il collega Enrico Borghi aggiunge: “Per il M5s della commissione Antimafia della scorsa legislatura alzare il limite dell’uso del contante era un regalo alle cosche. Oggi che Salvini propone di abbattere ogni limite che dicono?”. Il reggente Maurizio Martina sottolinea che “c’è sempre stata una ragione quando si è discusso di porre dei tetti all’uso del contante, soprattutto per combattere un pezzo importante dell’evasione. Credo che l’Italia farebbe un errore clamoroso a fare dei passi indietro su questi fronti”.

Il primo ad abbassare il tetto dell’uso dei contanti fu il governo Monti che nel 2011 fissò la soglia a mille euro, abbassandola drasticamente rispetto alle scelte dei vari governi Berlusconi (dai 12.500 dei primi anni 2000 ai 5mila del 2010). Il tetto fu poi rialzato a 3mila euro dal governo di Matteo Renzi. “È un modo per aiutare i consumi” perché quei soldi “sono comunque tracciati” dichiarò l’allora leader del Partito democratico: la tracciabilità dei contanti tuttavia ad oggi avviene solo con la fatturazione elettronica per la Pubblica amministrazione. Una mossa voluta fortemente dall’alleato di Renzi, Angelino Alfano. D’altra parte l’uscita di Salvini “tradisce” la provenienza dal centrodestra che ha sempre sostenuto questa misura. Tra coloro che contrastarono il provvedimento del governo Renzi, infatti, oltre al M5s, ci fu l’allora minoranza del Pd guidata da Pierluigi Bersani.