“Questa non è una fatalità, è successo quattro volte in un mese”. La signora Nerina abita a Bussoleno, un piccolo comune dalla Val di Susa, ed è una delle 130 persone che ha dovuto  dormire fuori casa a causa della frana che ha colpito il paese. Un ammasso di fango e detriti che è scesa giù dalla montagna e che ha travolto più di ottanta case. “La cattiva gestione degli incendi dello scorso autunno – racconta l’ex guardia forestale Guido Belmondo – ha distrutto il suolo forestale. La cenere non fa resistenza e così l’acqua può scendere a valle trascinando con sé detriti senza trovare opposizione”. Intanto le operazioni di rimozione del fango proseguono con 70 volontari della protezione civile, 50 Aib (anti incendi boschivi) e 20 del coordinamento regionale oltre a numerosi attivisti No Tav che puntano il dito contro il presidente della Regione Sergio Chiamparino: “Ha da un mese il dossier sul suo tavolo su questa situazione – spiega Francesco Richetto, consigliere comunale a Bussoleno e storico attivista No Tav – La Regione non ha fatto nulla in questi mesi, quando si sapeva che c’era il rischio che le colate di fango travolgessero la zona, ma Chiamparino continua a distrarre le energie della Regione su opere inutili come il Tav”. L’assessore regionale all’Ambiente, Alberto Valmaggia, che ieri ha visitato le zone colpite dalla frana, risponde così: “Il Tav non c’entra, gli interventi di manutenzione li abbiamo fatti, questo è un evento eccezionale”. Gli abitanti della zona sono di un altro parere e mentre continuano a spalare il fango per tentare di salvare le proprie case raccontano: “Guardavamo la montagna con paura purtroppo ce lo aspettavamo

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