Due murales cancellati in una notte. “Un segnale che lo Stato c’è, che le istituzioni ci sono e continueranno ad esserci”. Stavano lì rispettivamente da 5 e 6 anni i graffiti dedicati a Serafino Cordaro e Antonio Moccia, uno boss dello spaccio di Tor Bella Monaca assassinato fuori dal suo bar e l’altro figlio di Vincenzo e nipote di Giuseppe Moccia, quest’ultimo capostipite dell’omonimo clan camorristico insediatosi ormai da anni nel quadrante est della Capitale. I disegni si trovavano a Tor Bella Monaca, il primo sul muro di un edificio del complesso popolare R9 di via Paolo Ferdinando Quaglia e il secondo sulla cinta stradale dell’R5 a via Amico Aspertini.

L’operazione di rimozione notturna è stata portata a termine dalla Polizia Locale di Roma Capitale, guidata dal comandante Antonio Di Maggio, con l’ausilio della Questura di Roma, che ha fornito uomini e mezzi blindati nel timore che i residenti potessero rivoltarsi contro la cancellazione di simboli cari alle famiglie criminali del quartiere. Per la verità, di incidenti non ce ne sono stati, a parte le proteste di una signora – probabilmente parente di Cordaro – che si è affacciata e ha protestato contro la rimozione di uno striscione dedicato al defunto Serafino. Ma di certo, l’operazione non è passata inosservata in quartiere, in un via vai si motorini e assembramenti che a un certo momento hanno un po’ preoccupato le forze dell’ordine. 

In particolare, la vicenda relativa al murale raffigurante il volto di Cordaro era salita agli onori delle cronache nello scorso aprile quando, durante la presentazione del rapporto dell’Osservatorio regionale sulla criminalità organizzata nel Lazio, sono state rilanciate le parole del procuratore aggiunto di Roma, Michele Prestipino, rispetto al “paradosso” di trovarsi la “celebrazione del prestigio criminale di un clan” proprio sul muro di un edificio di proprietà del comune di Roma.Serafino sei il nostro angelo”, la scritta coperta intorno all’1 di notte dai vigili urbani, quella realizzata pochi giorni dopo che Cordaro venne crivellato di colpi nella vicina via Acquaroni: la stessa famiglia controlla da anni la piazza di spaccio godendo di “un forte consenso sociale fra la popolazione” e di “un forte rispetto del quartiere”, mentre il volto di “Chicco” da quel giorno è stato tatuato sul petto di tutti gli affiliati.

Storia simile per il secondo murale, quello di Antonio “Tony” Moccia, figlio di Vincenzo, reggente della colonna romana del clan camorristico originario di Afragola. “Tony vive”, stava scritto su un muraglione di una delle strade d’accesso alla borgata, accanto alla faccia del ragazzo coperta in parte dagli occhiali da sole. Antonio in realtà è morto nel settembre del 2012, in un incidente stradale avvenuto proprio lungo i viali di Tor Bella Monaca. I famigliari organizzarono un funerale regale, con tanto di carrozza sontuosa e corteo dal Policlinico di Tor Vergata. Poi però il questore si oppose e la processione solenne venne annullata.

Presente anche la sindaca Virginia Raggi, che ha assistito a entrambe le cancellazioni. “Voglio ringraziare tutti voi per lo sforzo in quanto non era semplice – ha detto Raggi agli agenti capitolini – Temo che non basterà questa prima passata, immagino che proveranno a riaffermare il loro potere. Ma noi saremo qui a vigilare”. E poi ai cronisti: “Vogliamo dimostrare che le istituzioni sono presenti, che queste periferie non verranno più lasciate a loro stesse. C’era una parte della cittadinanza che aspettava questo da anni”.