di Giuliano Checchi

Io mi domando come abbiano fatto giornalisti, blogger e commentatori vari a dare per “imminente” il governo Lega-M5s. Domenica scorsa, a fine giornata, c’era accordo su tutto. Al contratto “mancano solo le virgole”. I nomi? Tutti già decisi; c’è solo da renderli noti. E lunedì avremo il governo. Invece, colpo di scena: come non detto, ci vuole tempo, ancora qualche giorno, perché, capite, non è un contratto di affitto, si parla di governo, di un’istituzione che deve durare cinque anni, sapete com’è. E poi, insomma, il fatto è che non siamo mica d’accordo su tutto!

Qualunque persona dotata di buon senso avrebbe capito fin da subito che qualcosa non tornava affatto. Possibile mai che avessero trovato un composizione tanto perfetta a tempo di record? “Ci sono punti in cui siamo distanti”. Tu guarda, chi l’avrebbe mai detto?

Naturalmente c’è chi da la colpa alle interferenze “esterne”; la prima: Silvio Berlusconi, fresco riabilitato, che si rifà vivo e per prima cosa fa saltare il tavolo. Plausibile e verosimile, ma che l’ex-cavaliere (riabilitazione o meno) le avrebbe tentate tutte allo scopo si sapeva (o si doveva sapere) fin dall’inizio. Tanto Berlusconi quanto Matteo Salvini, sanno bene che la coalizione di centrodestra può arrivare al 40%; tempo qualche mese e ci saranno tutte le condizioni. Loro (divergenze a parte) non aspettano altro.

Poi, c’è chi (soprattutto i leghisti) dà la colpa al capo dello Stato, che guarda caso proprio adesso si sarebbe ricordato che può anche lui dire la sua su ministri e presidente del Consiglio. Poi ancora si inveisce contro le indebite interferenze dell’Unione Europea che grida alle “invasioni barbariche”. Intendiamoci, tutte queste ingerenze (indebite o legittime che siano) non sono fantasie o giustificazioni. Ci sono eccome. E ci si può dimenare quanto si vuole, resta il fatto che remano inesorabilmente contro l’ipotesi di governo “gialloverde”.

Direi che è ormai evidente a chiunque voglia vedere che questo tentativo è incanalato verso un nulla di fatto. E che quand’anche – nell’imprevedibile sviluppo che talvolta la politica riserva – si riuscisse a far partire un governo, quale orizzonte temporale potrebbe avere visto che (oltre a tutto il resto) al Senato si reggerebbe su un margine ridottissimo di voti?

È anche altrettanto chiaro che chi ha tutto da perdere in quest’accordo è il M5s, che può uscirne a pezzi e annichilito. Mentre la Lega può passare all’incasso in ogni momento e guadagnarci. E allora io mi chiedo: che aspettano Luigi Di Maio e Davide Casaleggio a scendere da questa giostra prima che parta e porti il M5s a rompersi il collo? Come può essere chiamata accordo un’intesa a due dove il primo rischia tutto e il secondo nulla? Trappola è il nome adatto!

E spendiamo una parola sul voto richiesto agli iscritti (online e nei gazebi) per questo cosiddetto “contratto”. Nell’improbabile caso che si arrivi ad ultimarlo e presentarlo, questo voto dovrebbe essere vincolante? Che senso avrebbe dopo che il 4 marzo i vostri elettori hanno già sbarrato il simbolo pentastellato esprimendo, di fatto, la volontà di vedervi governare? Avete poi intenzione di chiederlo ogni volta che vi appresterete a proporre un nuovo disegno di legge? Se l’esito di queste votazioni (alla cui autenticità non crederebbe nessuno) fosse negativo, con che faccia direste ai vostri elettori: “Niente da fare, come non detto”?

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