Oggi la Costituzione è di moda ma negli anni è stata disattesa e umiliata
La Costituzione va negli ultimi tempi di moda. Se ne parla sempre di più. Soprattutto grazie al referendum confermativo che ha respinto l’attacco alla Carta portato avanti dalla maggioranza di destra-centro che governa il Paese. Che se ne parli è certamente un fatto positivo. Sperando solo che non diventi un brand di passaggio, una moda un po’ radical chic, peggio ancora un modo subdolo per pulire faccia e coscienza di politici e classe dirigente che la Costituzione l’hanno calpestata e tradita negli ultimi decenni. La retorica che accompagna talune cerimonie celebrative della repubblica e della Costituzione è comprensibile ed in alcuni casi finanche utile. Ma non bisogna commettere il grave errore di dimenticare che la Costituzione è stata disattesa ed umiliata, nel corso degli anni, proprio da taluni vertici politici ed istituzionali del nostro paese.
Se nel giorno della festa della Repubblica vengono bruciati vivi quattro lavoratori-schiavi immigrati è perché il lavoro spesso non è un diritto nel nostro Paese. E non certo per colpa dei lavoratori e del popolo, ma di una classe dirigente che non vuole che i diritti siano diritti ma solo mere aspettative di diritto che il potete le trasforma, se ritiene, in diritto assumendo quindi un vincolo di dominio sulle persone. Se l’Italia è stata tra i principali fornitori di armi negli ultimi decenni negli scenari di conflitti bellici, se ha partecipato a guerre illegali e assume un ruolo di complicità con il governo israeliano nello sterminio dei palestinesi, vuol dire che vertici politici ed istituzionali della repubblica hanno stracciato l’articolo 11 della Costituzione.
Se nel nostro paese il diritto alla salute non è garantito a tutte le persone non è certo colpa delle persone, ma di interessi politici, economici e non di rado criminali che prendono a sberle l’articolo 32 della Costituzione. Se l’ambiente, la ricerca e la cultura vengono spesso schiacciati da logiche di affari e potere non è per colpa dei ricercatori, degli operatori culturali e degli ambientalisti. E potrei continuare sfogliando punto punto tutti gli articoli della Costituzione.
Io ho giurato tre volte sulla Costituzione: una volta da magistrato e due volte da sindaco di Napoli. Se mi hanno strappato la toga di pubblico ministero di dosso è perché sono stato ubbidiente ai principi di autonomia e indipendenza della magistratura e di uguaglianza giuridica di tutte le persone di fronte alla legge. E la fine del nostro lavoro non è avvenuta per mano del popolo sovrano in nome del quale è amministrata la giustizia, ma per l’uso di proiettili istituzionali sparati dall’interno dello stato.
Eversori che colpivano ubbidienti fatti passare per rivoluzionari. Così come quando da sindaco ho cercato sempre di applicare la Costituzione, dall’acqua pubblica all’ambiente, dalla scuola ai servizi pubblici di rilevanza costituzionale, non mi si è rivoltato contro il popolo che ha compreso quanto fosse difficile e coraggioso amministrare in maniera costituzionalmente orientata, ma mi sono trovato contro, come ostacoli da rimuovere, un assetto di potere politico ed istituzionale che vuole persone conformiste, burocraticamente orientate, supine all’ordine costituito, pavide facendo prevalere la legalità formale illegittima rispetto alla Costituzione. Quindi ben venga la moda della Costituzione, ma che sia ben chiaro che la Carta, nata dalla resistenza al nazi-fascismo, non è un libro che si sventola per retorica politica o solo per definirsi antifascisti alla moda, ma è il battito cardiaco della democrazia ed un insieme di norme precettive ed immediatamente applicabili da parte di tutti.
Ed allora di fronte ad un tradimento seriale da parte di apparati dello Stato e di politici con recidiva specifica, reiterata ed infraquinquennale, tocca al popolo sovrano riprendersi tutto. Il mio impegno è quindi anche una istigazione ad applicare la Costituzione fino in fondo, in modo pacifico ovviamente, usando lo scudo costituzionale che è la nostra più potente arma di fronte ai mortali proiettili istituzionali di una democrazia solo apparente che va ribaltata in nome di una democrazia costituzionale vera e non solo di facciata per coprire gli abusi del potere.