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Sindaco del Riminese in camicia nera alla Festa della Repubblica, proteste dell’Anpi. De Pascale: “Non si può festeggiare se non si è antifascisti”

"Se non vado alla festa della Liberazione mi danno del fascista - ha replicato Mauro Giannini sui social taggando Roberto Vannacci -, se vado alla Festa della Repubblica mi danno del repubblichino. Spero almeno che i patrioti mi diano del futurista"
Sindaco del Riminese in camicia nera alla Festa della Repubblica, proteste dell’Anpi. De Pascale: “Non si può festeggiare se non si è antifascisti”
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In camicia nera alla Festa della Repubblica. La scelta stilistica del sindaco di Pennabilli, in provincia di Rimini, è apparsa ai critici soprattutto una scelta ideologica: quella di partecipare ai festeggiamenti della Repubblica italiana con un simbolo da sempre associato al regime fascista. “Riteniamo gravissimo che un sindaco della provincia abbia partecipato alla celebrazione indossando una camicia nera, simbolo storicamente e politicamente associato al fascismo“, ha denunciato l’Anpi provinciale ricordando che il tutto è avvenuto “alla presenza del Prefetto, delle autorità civili e militari, delle associazioni combattentistiche e della cittadinanza”. “Non si può festeggiare la Repubblica se non ci si riconosce nei valori dell’antifascismo“, ha poi rincarato il governatore dell’Emilia Romagna Michele de Pascale.

Il sindaco in questione non viene citato direttamente, ma si tratta di Mauro Giannini. Le critiche nei suoi confronti sono arrivate anche perché di uscite infelici sul fascismo il primo cittadino ne aveva già avute, ad esempio quando ha dichiarato di essere nato e di voler morire con la camicia nera addosso. “Se non vado alla festa della Liberazione mi danno del fascista – ha commentato sui social taggando Roberto Vannacci -, se vado alla Festa della Repubblica mi danno del repubblichino. Spero almeno che i patrioti mi diano del futurista”.

L’Anpi, però, non ci sta e definisce quello del sindaco “un gesto incompatibile con il significato della ricorrenza che celebra la nascita della Repubblica democratica e della Costituzione antifascista. La circostanza assume una rilevanza ancora maggiore alla luce delle ripetute dichiarazioni pubbliche con cui lo stesso amministratore ha rivendicato la propria appartenenza all’identità fascista e si è definito orgogliosamente ‘fascista’ e ‘camicia nera’. Una grave offesa alla memoria della Resistenza e ai valori su cui si fonda la Repubblica”.

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