Due anni e tre giorni dopo il disastro ferroviario sulla Andria-Corato, finiranno in aula i 19 imputati per lo scontro tra i treni di Ferrotramviaria che il 12 luglio di due anni fa provocò la morte di 23 persone e il ferimento di altre 51. L’udienza preliminare è stata fissata il 16 luglio 2018, come comunicato venerdì anche ad altri 117 tra persone offese e famigliari delle vittime. Lo scorso aprile i pm Alessandro Donato Pesce e Marcello Catalano avevano chiesto il rinvio a giudizio, tra gli altri, di 14 dipendenti, dirigenti e amministratori dell’azienda che gestisce il trasporto ferroviario sulla tratta Bari-Barletta contestando a vario titolo i reati di disastro ferroviarioomicidio colposo e lesioni gravi colpose.

Tra le persone sotto inchiesta ci sono Enrico Maria Pasquini, sua sorella Gloria Pasquini, il direttore generale Massimo Nitti e il direttore di esercizio Michele Ronchi, due sono funzionari dell’Ustif, l’ente del ministero dei Trasporti che fino al settembre 2016 ha vigilato sulla sicurezza dei treni delle reti locali, e poi Virginio Di Giambattista ed Elena Molinaro: il primo a capo della struttura ministeriale che si occupa dei Sistemi di Trasporto ad Impianti Fissi e il Trasporto Pubblico Locale, la seconda altra dirigente del ministero guidato dall’uscente Graziano Delrio.

Secondo l’accusa, i dirigenti di Ferrotramviaria avrebbero nascosto 20 incidenti sfiorati negli ultimi quattro anni e non avrebbero investito 664mila euro per l’installazione del sistema minimo di sicurezza utile ad evitare la collissione. I due dirigenti del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti sono invece accusati di non adottarono “provvedimenti urgenti” affinché la rete venisse adeguata, nonostante fossero a conoscenza dei rischi connessi alla gestione del traffico ferroviario col regime del blocco telefonico, in virtù di una relazione ministeriale di inchiesta su un simile scontro fra treni verificatosi in Sardegna (sulla linea Macomer-Nuoro) nel giugno 2007.

Campanelli d’allarme rimasti inascoltati e citati più volte dai magistrati, convinti che la “strategia aziendale” di amministratori e dirigenti fosse “finalizzata ad accrescere la produttività della infrastruttura ferroviaria gestita da Ferrotramviaria” e quindi “agli utili ricavabili”Enrico Maria Pasquini, sua figlia Gloria, il direttore di esercizio Michele Ronchi, direttore generale Massimo Nitti e il dirigente della Divisione Infrastruttura Giulio Roselli avrebbero perseguito quel fine indirizzando “progressivamente” i finanziamenti – stanziati dalla Regione Puglia e destinati “alla implementazione tecnologica” della tratta – verso “interventi volti ad incrementare la capacità dell’infrastruttura e la qualità del servizio” ma “non la sicurezza della circolazione”.