Sono in arrivo 18 milioni di buoni motivi per non andare al voto a breve. Ma sostenere la nascita d’un governo, purché sia. Ai neoletti della XVIII Legislatura il 20 aprile è stata accreditata la parte retributiva per il primo mese di “lavoro”, il grosso arriverà intorno al 30, quando gli sarà bonificata anche la componente non soggetta a trattenute come diaria, rimborso forfettario e indennità per “esercizio del mandato“. Il tutto, va detto, senza essersi proprio stancati più di tanto, visto che nessuno, tra neosenatori e deputati, nel primo mese ha lavorato più di 24 ore. Proprio così: alla Camera ci si è fermati intorno alle 20 ore, addirittura 9 al Senato. Per gli Uffici competenze parlamentari però fa lo stesso. E prontamente, pagano.

Del resto dal 23 marzo in Parlamento non c’è poi molto da fare, proprio perché l’assenza di un governo e di una maggioranza tiene in stallo la formazione di assemblee, giunte e commissioni. Quasi un mistero, quindi, come abbiano riempito il tempo del primo stipendio. Nessuno in Parlamento ha detto nulla, neanche le forze politiche che han riempito le urne martellando sui tagli a costi e privilegi della politica. Un silenzio trasversale che alimenta la lettura più malevola dello stallo in corso: che anche quell’accredito funga da collante invisibile per unire forze assai diverse a sostegno di un governo qualunque, fossero Lega-M5S come è sembrato per due settimane o M5S-Pd, come sembra ora. Alla fine, un altro mese passerà. Resta agli atti il poco lavoro svolto finora e la molta pecunia che ne deriva.

Dal 23 marzo il Senato si è riunito cinque sedute per i lavori della commissione provvisoria per la verifica dei poteri (durata due ore) e della commissione sugli Atti urgenti del governo (quattro ore). In totale: 14 ore e 27 minuti. E a fine mese, puntuali, hanno incassato il loro stipendio: 5.767 euro di indennità, 3,500  di diaria, 2.090 di rimborso per le spese di mandato e 1.650 di rimborso forfettario. Dal bilancio 2017 di Palazzo Madama si ricava a spanne il costo tra competenze e rimborsi di un mese da senatori: 6,5 milioni.

Le sedute alla Camera sono state 7 per un totale di 20 ore di “presenza”, compresa quella di un 15 minuti per leggere i nomi dei componenti della Commissione speciale e ratificare la composizione dell’Ufficio di presidenza. Quanto ci è costata questa presenza? Il bilancio 2017 indica che un deputato tra indennità liquidate e rimborsi costa all’Erario 12 milioni e passa. Fanno 1,7 milioni a seduta, 705mila euro l’ora, l’equivalente per testa di 1.119 euro lordi l’ora (ma c’è chi può arrivare a 3mila grazie a missioni di studio o all’estero). È uno scandalo o è il giusto costo della democrazia? Si dirà che alcuni governi hanno impiegato diversi mesi a vedere la luce (Dini, 127 giorni). Ma è pur vero che nella storia d’Italia non s’era mai visto un Parlamento così “populista”. Nel quale il silenzio sullo stipendio parlamentare per poche ore di lavoro rimbomba e alimenta il sospetto.